Edilizia, 2020 in rosso ma segni di ripresa

La Cisl rende noti i dati degli enti bilaterali. Finito il lockdown il settore è cresciuto di 200 addetti
TERAMO. La pandemia, che ha duramente colpito l'economia teramana, non ha risparmiato nemmeno il settore edile, che dopo tre anni di crescita costante nel 2020 è tornato a segnare il passo. È quanto emerge dai dati degli enti bilaterali, che evidenziano come la sospensione forzata, che ha riguardato il 93% dei cantieri edili nel periodo 17 marzo-4 maggio, abbia portato a una diminuzione delle ore lavorate, pari a un -10,94 per cento per le imprese iscritte a Cassa edile, e del monte salari pari a -9,98% per le imprese iscritte a Cassa edile (che ha fatto registrare anche un -5,41% del totale delle imprese attive) e a -9,05% per quelle iscritte a Edilcassa.
In ogni caso, però, come evidenzia il segretario della Filca Cisl Giancarlo De Sanctis, «a consuntivo possiamo affermare che il settore ha reagito prontamente, facendo leva sul suo dinamismo e sulla capacità di autorigenerarsi». Tanto che la diminuzione delle imprese edili, strutturalmente dovuta alla loro dimensione, sarebbe stata contenuta. E questo a fronte della crescita, dopo il lockdown, di circa 200 unità del numero dei lavoratori del settore «in quanto c’era la necessità di recuperare il tempo perduto», aggiunge De Sanctis. Una capacità di resilienza che lascerebbe ben sperare per il 2021, ma «a patto che la burocrazia pubblica, lenta e macchinosa, che finora ha ingessato l’avvio dei lavori pubblici, dia una nuova sferzata al settore sui tre filoni principali: ricostruzione post sisma, superbonus 110% e decreto semplificazioni sui lavori urgenti e di importanza strategica». De Sanctis ricorda infatti come ci siano sul tavolo risorse per 260 milioni per opere pubbliche post sisma 2016. «Finora sono stati aperti solo quattro piccoli cantieri di edilizia religiosa», evidenzia, «mentre nulla si vede sulle altre opere pubbliche e soprattutto sulle scuole. A questi si aggiungono altri fondi regionali e statali fra cui 15 milioni per la manutenzione delle strade, 33 milioni per le scuole, 30 milioni dal Masterplan, 16 milioni per le periferie e 5 milioni per il dissesto idrogeologico, per un totale di oltre 150 milioni di euro di risorse pubbliche delle quali ancora non si vede un cantiere aperto».
Gli imprenditori teramani ripongono poi grandi aspettative anche sull'impatto del “superbonus 110%” e del decreto semplificazioni relativamente alla sburocratizzazione delle gare per gli appalti pubblici. «Un'enorme mole di risorse», conclude il sindacalista, «che potrebbero finalmente diventare cantieri e rilanciare un settore da sempre trainante per la nostra economia». (a.m.)
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