Edilizia al lumicino Ferme anche le ristrutturazioni

La Filca Cisl: «Altrove vanno alla grande ma qui le famiglie non hanno soldi, speriamo nella ricostruzione post-sisma»
TERAMO. «L'edilizia nel nostro territorio è divenuto un settore in estinzione». Attacca così Giancarlo De Sanctis, segretario della Filca Cisl teramana. La provincia di Teramo ha infatti una peculiarità: se come altrove le opere pubbliche sono ormai quasi nulle, manca il settore che altrove è in fermento, cioè l’edilizia privata. E in particolare le ristrutturazioni, che nel Teramano non decollano.
«Il settore pubblico è crollato vertiginosamente del 70%, a causa delle ristrettezze del patto di stabilità, nato per creare un margine legale al malcostume dell'appalto pubblico e finito per strozzare l'edilizia pubblica. Non a caso le nostre strade sono un percorso ad ostacoli, le nostre colline delle lingue di fango degne di un dipinto di Van Gogh», fa notare De Sanctis, «e allora come sempre tocca al settore privato, che in passato ha toccato punte del 90% dell'edilizia teramana, invertire la tendenza attraverso l'utilizzo degli sgravi del 50% e del 65 % su ristrutturazioni e efficentamento energetico. I numeri di tale mercato in Italia sono esorbitanti: 27,5 miliardi di euro di spesa nel 2013 (+40% sul 2012) e 33 miliardi di investimenti agevolati da parte delle famiglie per il 2014». Il problema è che in provincia di Teramo anche questo segmento dell’edilizia segna il passo. «E’ a causa dal buco nero interstellare che ha colpito le tasche della popolazione facendo disperdere nella spazio più profondo i risparmi di una vita; eppure il nostro vetusto patrimonio immobiliare è composto da case vecchie di oltre 40 anni con classe energetica G, ma le banche non danno soldi per i lavori ed i proprietari non hanno da spendere e se ce l'hanno, lo risparmiano in vista di un presente e un futuro molto incerti», sottolinea il sindacalista.
La Filca ritiene che in questo contesto sia importante «rendere gli enti bilaterali più efficienti ed efficaci e più vicini alle imprese, ai lavoratori, ai consulenti del lavoro ed agli enti appaltanti. L'obiettivo è accorpare funzioni a livello regionale per garantire ai lavoratori ed alle imprese di tutto l'Abruzzo le stesse prestazioni, omogeneizzando paghe e costi». Ci si sta muovendo su questa strada.
E De Sanctis ripone speranze nella ricostruzione post terremoto. «Siamo pronti a cogliere ogni possibilità di ripresa, possibilità che ci verrà offerta nei prossimi mesi dalla ricostruzione post-terremoto nella provincia di Teramo, sia nei 9 comuni del cratere che nei 12 fuori cratere convenzionati con l'Utr di Montorio, che svilupperanno oltre 2000 cantieri, senza considerare i piani di ricostruzione dei centri colpiti dal terremoto. Saremo felici se all'impegno dei lavoratori e delle imprese corrispondesse un adeguato impegno dello Stato nel concretizzare le dichiarazioni fatte nei mesi passati: 5 miliardi di euro per gli edifici scolastici, 3,5 miliardi per prevenire il dissesto idrogeologico e altro ancora. Per ora promesse che impediscono all'unico settore anticiclico di permettere al nostro Paese di uscire dalla crisi». (a.f.)
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