Edilizia, crollano gli addetti ma aumenta il lavoro nero

Ricerca della Filca Cisl sui numeri del settore: in provincia di Teramo gli occupati sono scesi da 5.700 a 3.000 in sette anni di crisi con un drastico calo delle imprese
TERAMO. Nel campo dell’edilizia continuano a scendere i posti di lavoro ed i salari, mentre salgono lavoro nero e contratti irregolari: è il dato che emerge dall'analisi compiuta dal coordinamento provinciale della Filca Cisl, che evidenzia anche come, nel cantiere della ricostruzione a L'Aquila, siano in realtà molti di meno i lavoratori teramani impiegati nelle operazioni rispetto al numero preventivato. Il segretario del sindacato Giancarlo De Sanctis dichiara che, per il settimo anno consecutivo (l'analisi si riferisce al 2014), il segno negativo contraddistingue tutti i dati statistici che riguardano il settore delle costruzioni, da tempo afflitto dalla crisi.
Tali dati sono motivati dal fatto che la massa salari movimentata all'interno degli enti bilaterali di settore è diminuita di oltre l'8% rispetto al 2013, raggiungendo il punto più basso mai toccato negli ultimi 15 anni e perdendo il 55% di salari rispetto al periodo precedente la crisi. Rispetto al 2008, anno in cui viene fissato l'inizio della crisi economica, tale trend ha continuato a colpire anche gli addetti ai lavori, che sono passati da 5.700 a 3.000 unità, e le imprese, passate da 1.250 a 700 unità; rispetto al 2013, nel 2014 le imprese edili sono diminuite del 14% ed i lavoratori del 10%. Ma ci sono dati anche peggiori, se si confrontano tali numeri con quelli di enti quali Inps, Istat e direzioni provinciali del lavoro. «Dall'incrocio dei dati emerge un sommerso che riguarda il 33% dei lavoratori attraverso il lavoro nero o l'utilizzo di false forme contrattuali», afferma De Sanctis, «come il finto part-time, le finte partite Iva, le finte collaborazioni: insomma, chi più ne ha più metta nel far west di quella pochissima edilizia rimasta che ormai premia gli irregolari a discapito delle imprese serie e rispettose delle regole». Per ciò che riguarda il cantiere della ricostruzione aquilana, la Cisl sottolinea come l'effetto sul territorio teramano sia stato inferiore alle aspettative. «Si diceva che il cantiere della ricostruzione della città di L'Aquila avrebbe impiegato almeno 30.000 lavoratori», sostiene De Sanctis. "Di fatto i lavoratori iscritti negli enti bilaterali del capoluogo non arrivano a 10.000 ed hanno un ricambio altissimo con conseguenti brevi permanenze negli enti. Nonostante ciò, il 23% delle nostre imprese lavora a L'Aquila, questo a dimostrazione del fatto che l'edilizia in provincia di Teramo esprime una massa salari reale del 65% più bassa del periodo pre-crisi.
Sandro Petrongolo
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