Edilizia, persi 5.500 posti dal 2008 Ma ci sono 133 milioni per rialzarsi

16 Gennaio 2018

La Filca Cisl punta sui lavori post terremoto, gli enti però hanno difficoltà a fare la progettazione Aperto un tavolo in prefettura per monitorare i flussi di manodopera ed evitare il sommerso 

TERAMO. Edilizia, un settore devastato dalla crisi. Ma che ha una grande opportunità di rialzarsi. Il segretario della Filca Cisl, Giancarlo De Sanctis a pochi giorni dalla prima riunione del coordinamento territoriale fa il punto della situazione nel settore.
Le costruzioni dal 2008 al 2017 hanno perso 5.500 posti di lavoro in provincia, a partire dai 3.400 persi nell’edilizia in senso stretto, fino ai 1.160 nel legno, ai 545 nei manufatti e laterizi, ai 135 nei lapidei e inerti. «Dobbiamo ripartire dall’anno zero per parlare di futuro, consapevoli dei segni indelebili che gli ultimi 9 anni hanno lasciato nelle nostre vite personali, sociali e lavorative, ma consci di dover ricostruire tutto ciò che avevamo faticosamente realizzato prima della crisi, con umiltà e attenzione ad ogni singolo lavoratore», esordisce il sindacalista.
De Sanctis parla però di opportunità concrete di rinascita. «Abbiamo davanti a noi grandi opportunità per dare un’occupazione a tutti e permettere di percepire una retribuzione con la quale esercitare dignitosamente il proprio diritto di cittadinanza». Il sindacalista si riferisce agli investimenti pubblici nel settore in provincia. Una parte riguarda il post terremoto del 2016-2017: sono finanziati 24 milioni per i lavori pubblici, 25 per le scuole, 3 per le chiese. Altra parte riguarda finanziamenti ordinari e derivanti dal Masterplan per altri 81 milioni di euro.
La Filca – e il suo coordinamento in rappresentanza dei 2378 iscritti – ritiene basilare la ricostruzione post sisma, in cui le risorse pubbliche rappresenteranno una grande opportunità di lavoro, ma anche un grande rischio. «La Filca Cisl, già da mesi, lavora per la realizzazione di sistemi di gestione della ricostruzione che facciano transitare tutte le risorse nelle Casse Edili, evitando che accada quanto avvenuto col terremoto del 2009 in cui, oltre il 40% delle risorse pubbliche è finito nel sommerso», fa notare De Sanctis.
Un freno al lavoro nero ma anche alle infiltrazioni mafiose può costituirlo, secondo il sindacato, il tavolo prefettizio per il monitoraggio dei flussi della manodopera, insediato poco prima di Natale, in cui si concretizzerà un progetto di “autocontrollo sociale” del cantiere.
«Quando il committente, pubblico o privato, riceve il contributo economico per il proprio cantiere e avvia i lavori, i nostri Rlst e i nostri tecnici del Cpt si occuperanno della sicurezza, le nostre Casse edili, insieme a Inps e Inail verificheranno che l’impresa sia iscritta e in regola con i versamenti, applichi il contratto di lavoro dell’edilizia e che il costo della manodopera impiegata in cantiere sia congrua con tipologia e importo dei lavori. Così ogni cantiere sarà monitorato dall’inizio alla fine e ogni fenomeno elusivo emergerà semplicemente dall’incrocio dei dati, con responsabilità a carico del committente oltre che delle imprese esecutrici. Altra priorità riguarderà le opere pubbliche: il vero problema dei fondi stanziati è la loro cantierabilità visto che gli enti che devono fare la gara d’appalto non sono in grado di avviare i procedimenti di bando. Bisogna potenziare stazione unica appaltante in Provincia che opera con una dotazione di personale insufficiente: può svolgere un ruolo fondamentale nella cantierizzazione. Solleciteremo inoltre con forza gli enti per l'affidamento della progettazione per l'esecuzione delle opere. Si deve considerare che l’incidenza della manodopera è il 20-25% delle somme a disposizione: quindi dando via alle opere ci sono 10 milioni in più nella massa salari, destinati dunque ai lavoratori».
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