Edilizia, una ripartenza difficile «Le norme anti-Covid sono letali»

22 Maggio 2020

L’Aniem denuncia che nei cantieri i lavori sono rallentati del 30-40%: «Così chiudiamo in tre mesi» L’Api critica gli enti che non assistono le aziende e segnala nuovi problemi della ricostruzione

TERAMO. Difficile per le imprese orientarsi nella ridda delle norme di sicurezza anti-coronavirus. Difficile e anche oneroso, soprattutto per le imprese edili. Sono Api e Aniem che segnalano con forza tutta una serie di questioni legate a norme e protocolli. Soprattutto il collegio degli edili Aniem, per bocca del presidente Fiorenzo Polisini, fa notare che «molte imprese non hanno riaperto e che molte altre in capo a tre-quattro mesi chiuderanno se non cambia qualcosa».
Intanto un forte atto d’accusa il presidente dell’Api Alfonso Marcozzi lo rivolge a tutta una serie di enti, dall’Inail, all’Ispettorato del lavoro all’Inps che in un passato vertice in prefettura «a chiacchiere assicurarono la totale disponibilità al confronto sui nuovi protocolli di sicurezza ma a una lettera scritta insieme a Confindustria in cui chiedevamo un incontro per concordare interventi a livello locale, anche solo per spiegare alle aziende come fare, hanno risposto rimandandoci ai protocolli nazionali. L’unica istituzione a rispondere e a mettersi a disposizione è stata la Asl. A questo punto è opportuno che venga fatto pagare un danno erariale a chi riscalda la sedia senza produrre risultati».
Altra questione riguarda la legge sismica in cui la Regione, osserva sempre Marcozzi, «riattiva un percorso di autorizzazione abolito dalla legge nazionale e va a ricomplicare quello che a livello nazionale era stato semplificato».
E se l’Api mostra un esplicito apprezzamento sull’operato del nuoco commissario Giovanni Legnini e dell’ufficio speciale per la ricostruzione «in mano a soggetti capaci», non lesina critiche a una falla della nuova ordinanza 100 «che impone di presentare le pratiche senza un elemento di certezza determinante, cioè l’importo dei lavori. E’ chiaro che in queste condizioni nessuno le presenterà se non sa con certezza quanto può spendere».
Perplessità anche sulla circolare dell’Inail sulla ormai famosa “responsabilità penale” del datore di lavoro in caso di contagio del dipendenti: «che significa “conoscenza sperimentale” delle misure anti-Covid? Anche per questo sarebbe stato necessario che i funzionari dell’Inail fossero usciti dall’ufficio per andare a fare prevenzione fra le aziende», incalza Marcozzi.
La situazione è ancora più complessa nelle imprese edili. Sulla responsabilità penale Polisini osserva che ad esempio la sua azienda «ha speso molto soldi per la sanificazione e per i dispositivi di sicurezza, ha fatto fare tamponi ed esami sierologici ai dipendenti. Solo di tamponi ho speso 8mila euro che non mi verranno rimborsati. Ma che mi succede se un dipendente contrae il coronavirus fuori del lavoro? Come lo dimostro?».
E poi c’è il costo del rallentamento dell’attività nei cantieri legato al rispetto delle norme e dei protocolli anti-Covid. «La produzione è scesa del 30-40%. Le norme», continua il presidente dell’Aniem, « sono state scritte da persone non operative nei cantieri, per cui non garantiscono l’efficienza del cantiere, oltre alla sicurezza sanitaria. Faccio un esempio: se un trapano passa da un lavoratore all’altro deve essere sanificato, con una procedura in cui si perde molto tempo. Se dunque non riconoscono un aumento dei prezzi nei cantieri della Ricostruzione siamo finiti. Ci sono imprese edili che ancora non ripartono perchè hanno paura, sentono di avere una spada di Damocle sulla testa».
L’Aniem chiede che anche per la Ricostruzione si segua la strada tracciata dalla Regione, che sui lavori pubblici ha riconosciuto un aumento dal 2 al 9%. «Ma sui lavori legati al sisma, che interessano l’80% dei cantieri gestiti da imprese teramane, ancora niente», conclude Polisini.
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