Effetto campagna elettorale sul consiglio

21 Maggio 2021

La bocciatura della mozione del consigliere Nugnes scatena un acceso scontro con Aloisi che accusa: «Atto strumentale»

ROSETO. Le elezioni amministrative rosetane si avvicinano e la campagna elettorale infiamma il consiglio comunale. Dopo il Pan (il piano di assetto naturalistico della riserva) ieri è stata la volta della mozione sulla rigenerazione urbana presentata dal consigliere d’opposizione Mario Nugnes, poi bocciata, che ha scatenato il dibattito tra i consiglieri.
In particolare la discussione si è accesa tra Nugnes, papabile candidato sindaco con il suo spazio civico, e il consigliere Simone Aloisi, capogruppo di “Roseto Democratica” e sicuro protagonista nella prossima campagna elettorale a fianco dell’ex onorevole Tommaso Ginoble. «Con la mozione», dice Nugnes, «si impegnava semplicemente il sindaco a istituire un tavolo di confronto con tutti i consiglieri comunali per individuare i progetti da presentare per il bando sulla rigenerazione urbana entro il 4 giugno. Si poteva tranquillamente approvare la mozione e confrontarci in questi 14 giorni su un progetto concreto da presentare, ma evidentemente la maggioranza non vuole confrontarsi decidendo da sola». Secondo Aloisi la mozione di Nugnes era strumentale. «Nugnes avrebbe potuto proporre un tavolo di confronto a inizio consiliatura e invece lo fa ora, in campagna elettorale», evidenzia Aloisi, «in una maggioranza si discute, ci si confronta e poi si trova la sintesi. La campagna elettorale è solo agli inizi, e noto in Nugnes un certo nervosismo. L’imperatore che decide non sta bene da nessuna parte».
Nugnes, appoggiato anche dal consigliere d’opposizione Enio Pavone, ha ricordato le divisioni all’interno della maggioranza che potrebbero minare la tenuta del sindaco Sabatino Di Girolamo, accennando a un commissariamento, ma Aloisi ha tenuto a precisare che «non ci sarà nessun commissariamento, e smettiamola di dire che il sindaco è sotto ricatto». Le tensioni però tra Pd e i consiglieri ginobliani sono state riacutizzate nell’intervento del consigliere Marco Angelini, che ha difeso il primo cittadino. «Il sindaco non è sotto scacco, fa quello che vuole», aggiunge Angelini, «a Roseto l’unica cosa commissariata è la sede del Pd». La discussione poi si è spostata sul rendiconto 2020, presentato dal primo cittadino, che ha ricordato il saldo positivo relativo alla gestione di cassa di 7 milioni 297mila euro rispetto alle anticipazioni di cassa croniche registrate dal 2012 al 2017. «Anche gli interessi passivi pagati sui mutui si sono ridotti di 95mila euro», sottolinea il sindaco, «e l’indebitamento si è notevolmente ridotto di ben 4 milioni 122mila euro, passando da 35 milioni 529mila nel 2016 a 31 milioni 406mila nel 2020. Dal quadro economico emerge il rispetto di sei parametri su otto, e il Comune di Roseto non risulta essere un ente deficitario. Questo grazie all’opera di risanamento del disavanzo ereditato e grazie alla vendita del terreno delle baracche, attraverso cui questa amministrazione ha centrato l’obiettivo di riconsegnare ai cittadini un quadro economico chiaro e rassicurante». Il rendiconto è stato poi approvato, ma il consigliere Pavone, chiamato in causa con la sua precedente amministrazione in riferimento al bilancio, per l’ennesima volta in questi 5 anni non ci sta. «Ci siamo scontrati spesso sui temi di bilancio», ha ricordato Pavone, «prima di me i Comuni si indebitavano e poi c’era lo Stato che metteva le pezze. Con la mia amministrazione questo non è avvenuto più, e io mi sono ritrovato senza finanziamenti statali e a dover contare dunque sulle sole risorse comunali».
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