Emergenza chiese, 200 lesionate Seccia vara un piano con i parroci

23 Novembre 2016

Il vescovo convoca in curia una quarantina di sacerdoti delle parrocchie più danneggiate La Cei stanzierà 300mila euro per i primi interventi, pronto un elenco con 18 edifici da salvare

TERAMO. Durissimo il colpo assestato dal terremoto al patrimonio immobiliare religioso. Sono circa 200 le chiese ferite su tutto il territorio della diocesi e in particolare nella zona più vicina all'Ascolano. Non tutte sono chiuse, ma in diversi centri neppure una struttura si è salvata dalla forza del sisma. A Montorio il parroco don Nicola Iobbi da settimane celebra la messa in un tendone, nel centro storico di Campli non sono ancora possibili interventi di messa in sicurezza e bisogna ripiegare su chiese periferiche.

Dalla mappa dei danni gravi agli edifici sacri non restano escluse neppure Castelli, Isola, Civitella e frazioni, anche minuscole, come Cavuccio, Garrano, Miano e Spiano. Realtà spesso prive di servizi pubblici, lontane dai centri principali e nelle quali la presenza della chiesa resta un punto di riferimento e di aggregazione per le comunità locali. Con l'Avvento alle porte e il Natale non lontano, però, molti fedeli rischiano di restare senza un posto dove partecipare alle celebrazioni in vista di una delle feste più importanti dell'anno liturgico. Per questo ieri mattina il vescovo Michele Seccia ha riunito in curia una quarantina di parroci "terremotati" allo scopo di fare il punto della situazione e affrontare l'emergenza.

«Salviamo il salvabile», è il messaggio lanciato dal presule, «in ogni zona dobbiamo aprire almeno un luogo dove poter accogliere i fedeli e celebrare l'eucarestia». Dalla Cei, la conferenza episcopale italiana, arriveranno 300mila euro per i primi interventi di messa in sicurezza da distribuire tra non meno di dieci chiese. Ognuna, dunque, potrà contare su un contributo massimo di 30mila euro, ma la platea delle strutture beneficiarie si allargherà nel caso in cui non si raggiungesse il tetto di spesa previsto.

«Bisogna fare l'essenziale, ma operare bene ricreando le condizioni di sicurezza», avverte Secchia che invita i parroci a rivolgersi a tecnici di fiducia e a seguire le procedure evitando di «agire da soli». Il vescovo, però, ha anche qualcosa da dire sulla lentezza della burocrazia che ancora non consente l'avvio di interventi progettati e finanziati per la riparazione dei danni del terremoto del 2009.

E' il caso, ad esempio, della chiesa di Sant'Agostino, in pieno centro storico, dove la violenta scossa del 30 ottobre ha fatto crollare il tetto distruggendo l'antico organo a canne. In condizioni critiche si trova anche la chiesa di San Filippo a Montorio, con la volta sbriciolata e i mattoni pericolanti.

Seccia, comunque, il 5 dicembre andrà alla Cei con l'elenco delle chiese su cui intervenire con urgenza per avere almeno una struttura agibile in ciascuna area della diocesi. Al termine dell'incontro di ieri è stato stilato un primo elenco con diciotto nomi. Ne fanno parte la concattedrale di Atri, San Rocco a Montorio, il convento dei francescani a Civitella che ospita anche una "casa famiglia", una tra la chiesa di Bellante e quella di Castelbasso che appartengono alla stessa forania, una sottozona diocesi, Nocella, Guardia Vomano, Piancarani, Molviano, Miano, Torano, Cavuccio, il convento di Mosciano, la Madonna delle Grazie a Controguerra, San Giovanni a Chiarino, San Flaviano a Basciano e a Teramo Sant'Antonio, San Berardo e Cartecchio. Non ci sarebbeo interventi urgenti da fare, invece, nel duomo di Teramo che, stando alle verifiche, ha resistito all’urto del sisma. Nei prossimi giorni, dunque, i parroci dovranno portare in curia i preventivi dei lavori necessari per fare in modo che il vescovo possa presentarsi a Roma con un quadro preciso della situazione.

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