Emodinamica, in pensione il primario Saro Paparoni

28 Giugno 2019

Dal 1° luglio il cardiologo, al Mazzini da quarant’anni, abbandona l’incarico «Lascio un reparto a livelli di eccellenza nazionale che usa tecniche innovative»

TERAMO. Un altro caposaldo della sanità teramana va in pensione. Dal 1° luglio Saro Paparoni abbandonerà l’incarico da direttore dell’emodinamica e cardiologia interventistica dell’ospedale di Teramo. Ha svolto tutta la carriera al Mazzini: è stato assunto nel 1979 ed stato allievo dell’allora primario Vittorio Di Luzio. E nell’emodinamica Paparoni e la sua equipe hanno svolto una serie di interventi innovativi che hanno posto il reparto al passo delle migliori eccellenze.
A cominciare dal 1994 quando il Mazzini è diventato riferimento per l’ecocardiografia transesofagea, metodica diagnostica allora innovativa, ora più che assimilata: per 16 anni a Teramo si è svolto il relativo congresso. Un’attività, come le seguenti, svolta col supporto della rianimazione cardiochirugica e della cardiochirurgia. Una collaborazione per «dare al paziente le migliori risposte, che inizialmente erano prevalentemente cardiochirurgiche, poi affiancate dall’angioplastica coronarica e dalla cardiologia strutturale, che ha aperto orizzonti impensabili 25 anni fa».
Paparoni ritiene un privilegio «l’aver vissuto l’esperienza esaltante cominciata con la chiusura dei difetti interatriali nel Duemila – che eseguivamo fra i primi in Italia – e che è continuata con l’impianto della valvola aortica “Tavi” per via percutanea e paziente sveglio, leggermente sedato. E grazie anche al sostegno della direzione generale, che non ha posto vincoli economici stringenti, e alla collaborazione con cardiochirurgia, l’Abruzzo è passato dalle 29 “Tavi” per milione di abitanti del 2016 alle 105 del 2018 (a Teramo più di 100, ndr) rientrando nella media nazionale. All’inizio era una procedura per pazienti scartati dalla cardiochirurgia per eccesso di rischio, poi con l’affinamento della tecnica è divenuto un intervento sulla valvola aortica al pari della chirurgia tradizionale, con recupero in tempi brevi. Accanto, si è sviluppato l’impianto percutaneo di una clip sulla valvola mitrale per trattare insufficienze mitraliche funzionali e organiche in pazienti non candidati alla cardiochirurgia. Anche in questo l’emodinamica di Teramo ha ottenuto risultati lusinghieri con numeri sopra la media nazionale: l’anno scorso ne abbiamo eseguiti 22, ora siamo orientati ai 36». Parla poi di un’altra tecnica che si sta affermando, praticata nel suo reparto: la chiusura percutanea dell’auricola sinistra, la zona dove si formano i trombi con una fibrillazione atriale, utile a chi non può assumere anticoagulanti. Insomma Paparoni lascia «un reparto a livelli di eccellenza nazionale, con un continuo uso di tecniche innovative. La soddisfazione più grande è il rapporto con cardiochirurgia e anestesia che ci ha permesso, negli anni, di non tradire mai i doveri morali che una professione delicata ci impone: il paziente ci affida la sua vita e la sua integrità fisica».
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