Endocrinologia, inaugurato il reparto

Atri, l’unità operativa che fa 30mila prestazioni all’anno ora ha una sede adeguata. Raggiunti: «Ma manca il personale»
ATRI. Un reparto, l’unità complessa di malattie endocrine e diabetologia, che richiama pazienti da tutta Italia e anche dall’estero. Finora era stato relegato in un seminterrato prima e in un sottotetto poi del San Liberatore. Ma la Asl ora ha allestito un nuovo e moderno reparto, inaugurato ieri mattina, che ha gli standard delle più moderne strutture.
Ieri il taglio del nastro del reparto diretto da Bruno Raggiunti, a cui hanno partecipato l’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì, l’assessore regionale al lavoro Pietro Fioretti, il sindaco di Atri Piergiorgio Ferretti, il consigliere regionale Toni Di Gianvittorio, il direttore generale della Asl Roberto Fagnano, quello sanitario Maria Mattucci e amministrativo Maurizio Di Giosia, oltre al direttore del dipartimento medico Goffredo Del Rosso. A benedire il reparto – al primo piano del padiglione est, nell’ex ostetricia – è stato il vescovo Lorenzo Leuzzi.
La nuova struttura si articola in un day hospital con due camere e quattro posti letto. Collegate sono un'accettazione e una sala d'attesa con tv per i pazienti. Poi ci sono tre ambulatori medici e dopo due stanze comunicanti per la terapia mininvasiva (il reparto è fra i membri costitutivi del Mit, il gruppo italiano di terapia mininvasiva): laser e “alcolizzazione” non si dovranno più fare in sala operatoria e quindi si potranno aumentare le sedute, riducendo le liste di attesa. Poi tre studi medici, altre due sale d'attesa, di cui una dotata non solo di tv ma anche di uno schermo in cui i pazienti potranno vedere quand’è il proprio turno. Il tutto per lavori dal costo di 800mila euro.
Raggiunti è sicuro di poter migliorare i dati già positivi: l'anno scorso sono state 29.075 le prestazioni ambulatoriali, più 1.050 fra day hospital, ricoveri ambulatoriali complessi e day service.«Siamo passati dalla stalla alle stelle, eravamo in un sottotetto in cui pioveva, si bagnavano gli attrezzi e non si rispettava la privacy dei pazienti», commenta, «ora per abbattere i 15-16 mesi di lista d’attesa manca il personale: servono due medici e almeno 4 infermieri e un Oss più un amministrativo, perchè noi facciamo anche il Cup di secondo livello per i controlli». Presenti all’inaugurazione anche rappresentanti dell’associazione di pazienti Aavet che ha donato un ecografo di ultima generazione.
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