Endoscopio usa e getta contro i contagi

5 Luglio 2020

Misure post-Covid, nella Gastroenterologia del Mazzini si impiegano strumenti monouso sui pazienti immunodepressi

TERAMO. Una tecnica avanzata per evitare rischi di contagio, determinante per pazienti particolarmente fragili in tempi di pandemia. L’ha applicata nei giorni scorsi l’unità operativa di Gastroenterologia dell’ospedale di Teramo.
«Siamo la prima struttura pubblica in Europa ad avere a disposizione endoscopi monouso (finora usati solo al Gemelli e all’Humanitas, due strutture private, ndr) che servono per evitare infezioni», esordisce Carmelo Barbera, primario facente funzione del reparto, «sono determinanti soprattutto per fare interventi importanti alle vie biliari e pancreatiche ai pazienti immunodepressi». In sostanza l’endoscopio, che costa 3.500 euro, si usa e poi si butta. Tutto questo, fa notare il medico, preserva in primis il paziente ma anche gli operatori che non devono maneggiare, per sterilizzarlo, un attrezzo potenzialmente infetto.
Finora sono stati due i pazienti operati con l’endoscopio “usa e getta” Exalt a Teramo. E’ stato usato su un paziente di Giulianova con l’epatite C e che aveva un'infezione delle vie biliari determinata da un'ostruzione allo scarico della bile. E anche su una paziente immunodepressa che aveva tumore delle vie biliari, inoperabile, con cui è stato fatto un trattamento palliativo mettendo un stent.
Gli endoscopi “usa e getta” sono strumenti di ultima generazione, di recente introduzione in clinica. Il loro vantaggio è che non dovendo essere “sanificati” e “riprocessati” non espongono al pericolo di infezioni in corso di procedura endoscopica. Per ora, visti anche i costi elevati, sono riservati ai pazienti immunodepressi e sono tornati di grande utilità nel pieno dell’emergenza pandemica da Covid-19.
«E' una rivoluzione in ambito endoscopico, perchè l’endoscopia biliopancreatica», spiega Barbera, «è quella più a rischio di portare infezioni sia ai pazienti che agli operatori. E molte diventano letali per i pazienti. Non è un caso se negli Stati Uniti tempo fa scoppiò uno scandalo per infezioni ospedaliere legate ai duedonoscopi. Ora noi ne abbiamo un numero limitato che useremo solo sui pazienti più delicati, ma il futuro l’uso sarà sempre più diffuso. La Asl ha fatto un investimento economico importante proprio in risposta alla pandemia da coronavirus: c’è molta sensibilità sul discorso delle infezioni intraospedaliere». (a.f.)
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