Energia creata con rifiuti bruciati Polemiche per il nuovo impianto
Il progetto di una ditta bergamasca per attivare un coinceneritore vicino a Casoli scatena proteste Richiesta inoltrata alla Regione, il Comune nomina un avvocato per fare ricorso contro il via libera
ATRI. Scatta l’allarme e divampano polemiche ad Atri per la costruzione di un impianto di coincenerimento nella zona industriale di Stracca a Casoli. La richiesta di autorizzazione è stata inoltrata alla Regione, da un’azienda bergamasca che già opera sul territorio, ed è arrivata la scorsa settimana sul tavolo del sindaco di Atri Piergiorgio Ferretti che ha espresso da subito, insieme all’assessore all’ambiente Mimma Centorame, la sua netta contrarietà. L’impianto servirebbe produrre energia o materiali utilizzando i rifiuti come combustibile. Nell’ultima riunione di giunta è stato evidenziato che la realizzazione della struttura potrebbe avere impatti e conseguenze negative per l’ambiente e la salute pubblica della popolazione residente e per queste motivazioni il Comune ha deciso di tutelarsi affidandosi un legale specializzato in materia per la presentazione di un eventuale ricorso.
«Non è ancora finita la battaglia per la discarica di Santa Lucia, oggetto di contenziosi e vertenze che vanno avanti da anni», fa notare Ferretti, «che di nuovo sul tavolo dell’amministrazione comunale è arrivata, prima di Natale, una domanda che riguarda il trattamento dei rifiuti. Naturalmente siamo preoccupati e avremo cura di produrre tutte le osservazioni necessarie per far comprendere le nostre ragioni e la nostra contrarietà». A esprimere preoccupazione anche l’assessore Centorame e il vice sindaco Domenico Felicione, entrambi residenti a Casoli. «Ci troviamo a dover iniziare a tutelare un altro fronte del nostro territorio per scongiurare che si arrivi alla creazione di un impianto di coincenerimento in una zona nella quale si trovano diverse aziende agricole, il nucleo abitativo di La Stracca, ristoranti e strutture di servizi, associazioni culturali, una fattoria sociale e a pochi chilometri la frazione di Casoli, la più popolosa del Comune», evidenziano, «la prima iniziativa sarà di chiedere che la pratica sia sottoposta alla Via, la valutazione impatto ambientale finalizzata a individuare e valutare gli effetti sul territorio e la salute, in considerazione anche del fatto che la zona è già fortemente provata per la presenza del nucleo industriale e diverse problematiche legate al vicinissimo fiume Vomano». Sulla questione si è mobilitato anche il comitato cittadino di Torre San Rocco che proprio qualche giorni fa ha criticato le scelte del Comune di Pineto di aver autorizzato l’attivazione di un impianto di smaltimento rifiuti proprio nel cuore della zona industriale di Scerne. «Tutti i progetti in materia di rifiuti che presentano le aziende private in Regione vengono trasmessi ai rispettivi enti comunali in modo che possano fare le loro valutazioni su criticità di natura urbanistica, ambientale o sulla salute dei cittadini e sono obbligati a pubblicare gli atti sull’albo pretorio per trenta giorni affinché anche i cittadini possano essere in primis informati per poi fare le loro osservazioni», spiega, «nel caso dei nostri vicini residenti del quartiere Stracca di Atri, il sindaco Ferretti , dopo appena quattro giorni dal ricevimento degli atti, ha subito detto no alla costruzione dell’impianto. Nel caso del Comune di Pineto, tra l’attuale amministrazione guidata da Verrocchio e quella precedente, sono state attivate queste procedure per almeno sei volte nel corso degli anni senza che i sindaci di allora e di oggi, si siano mai attivati nel proteggere la popolazione dai danni alla salute derivante dall’impiantare due aziende di lavorazione rifiuti in mezzo alle abitazioni».
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