Ente porto, si decide a maggio lo scontro tra Pd e Articolo 1

14 Aprile 2017

All’inizio del mese prossimo si terrà l’assemblea consortile: i dem chiedono la testa di Verticelli che ha aderito al movimento scissionista. Il presidente: «Se me lo chiedono sono pronto a lasciare»

GIULIANOVA. Potrebbe essere il consiglio di amministrazione dalla vita più breve da quando, nel 1983, è stato istituito l’Ente porto di Giulianova, consorzio di cui fanno parte la Regione (socio di maggioranza relativa), la Provincia, il Comune di Teramo, quello di Giulianova, la Camera di commercio e altri enti teramani. Entrato in carica il 24 gennaio scorso, il cda presieduto da Marco Verticelli potrebbe finire la sua storia ai primi di maggio, quando si riunirà l’assemblea consortile, se qualcuno dei soci – come sembra – gli chiederà di farsi d parte per una motivazione che può apparire – come in effetti appare – alquanto singolare: sopraggiunta inidoneità politica.

Il fatto è che sull’Ente porto giuliese – organismo importante, ma non proprio di primissimo piano nel panorama abruzzese – si sta combattendo la prima battaglia in campo aperto tra il Pd e gli scissionisti bersanian-dalemiani di Articolo 1. Forse non è un caso che il teatro di questo scontro sia proprio Giulianova, dove governa il primo sindaco Pd che ha ufficialmente aderito al nuovo movimento politico, Francesco Mastromauro. Cosa è successo dunque? Che nominati alla guida dell’Ente porto in quota Pd, Verticelli e un altro componente del consiglio di amministrazione, Gian Luigi Core, abbiano deciso qualche settimana dopo di passare ad Articolo 1 lasciando il Pd senza alcun rappresentante.

Cosa mai vista, inaudita: dal 1983 qualcuno del Pci-Pds-Ds-Pd all’Ente Porto c’è sempre stato, un’anomalia da cancellare subito. Ed ecco che si muovono tre grossi calibri del Pd teramano alla Regione, come l’assessore Dino Pepe, il capogruppo Sandro Mariani e il consigliere Luciano Monticelli, che scrivono una lettera al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e al presidente della Provincia Renzo Di Sabatino – cioè i principali soci del consorzio – nonché ai segretari provinciale e regionale del Pd, segnalando il caso «per le opportune valutazioni». Insomma, un modo elegante per chiedere la testa dell’ex compagno di partito, che poi non è un ex qualunque, ma uno che è stato vice presidente della Regione per quattro anni, assessore all’agricoltura e consigliere all’Emiciclo per otto anni. I tre pezzi da 90 del Pd teramano hanno accusato sia Verticelli che Core di opportunismo politico: in altri termini i due si sarebbero fatti nominare quali rappresentanti Dem, già sapendo che il loro divorzio dal partito era imminente, per potersi assicurare un incarico che da futuri esponenti di Articolo 1 non avrebbero mai ottenuto.

Accusa sdegnosamente respinta da entrambi: «Rammento che all’epoca della mia nomina», la replica di Verticelli ai tre dirigenti del suo ex partito, «non si parlava certamente di scissione; questo accadimento si è determinato con impressionante rapidità dopo oltre un mese dalla decisione dell’assemblea dell’Ente porto». Opportunismo o meno, quello che Pepe, Mariani e Monticelli chiedono realmente a D’Alfonso è di fare in modo che il Pd abbia di nuovo i suoi rappresentanti nell’Ente porto, considerata la sopraggiunta inidoneità politica di chi era stato nominato come rappresentante di un partito da cui poi è uscito da scissionista.

Verticelli e Core hanno subito dichiarato di essere disposti a fare un passo indietro se glielo chiede l’assemblea e anche ieri il presidente dell’Ente porto lo ha ribadito: «Non avevo scherzato. Avevo detto che mi pareva doveroso dare la mia disponibilità a restituire il mandato e lo confermo anche adesso». Senza aspettare le calende greche: l’assemblea consortile si svolgerà ai primi di maggio, giusto il tempo –ha spiegato Verticelli – di ricevere la relazione dei revisori dei conti sul bilancio.

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