Equitalia addio, i teramani si dividono

22 Ottobre 2016

Tra gli utenti in fila c’è chi ha dubbi sul futuro e chi invece è contento: «Il sistema così com’è adesso non funziona»

TERAMO. Tutto tace per ora nel palazzo di Equitalia, in viale Crispi a Teramo, in attesa degli sviluppi sulla manovra annunciata dal Governo Renzi che potrebbe trasferire all'Agenzia delle entrate sia le funzioni della società in materia di riscossione che i suoi dipendenti. Come ogni mattina, anche ieri al primo piano dell’edificio c’era la consueta fila di persone in attesa del proprio turno per chiedere informazioni per le cartelle esattoriali, gli avvisi di pagamento arrivati o, in altri casi, come far fronte a fermi amministrativi.

«Si parla di possibili sconti, ma in ogni caso ci sarà da pagare», spiega un signore con un plico in mano, «quali che siano le possibili agevolazioni, non entreranno in vigore prima di giugno se, come dicono, serviranno almeno sei mesi per mettere in atto la riforma. Quindi perché rischiare prima fermi amministrativi dell’auto o peggio?».

È dello stesso parere anche una ragazza, anch’essa in attesa che giunga il proprio turno per far luce su una cartella di pagamento di poche decine di euro: «Quando ho sentito dell’abolizione di Equitalia ho sperato che ci sarebbero stati dei miglioramenti per noi contribuenti con qualche ritardo nei pagamenti. Ora però mi chiedo che succederà una volta che i nuovi ispettori si occuperanno sia degli accertamenti che della riscossione. Non ci vuole molto a trovare qualche inghippo, anche quando è tutto in regola o quasi».

Di parere completamente opposto una donna di mezz’età, a cui invece sono stati pignorati dei beni: «Il sistema così com’è adesso non funziona. Hanno delle modalità di riscossione che lasciano a desiderare, con conseguenze non da poco sulla vita di tutti i giorni, soprattutto per chi ha una piccola attività. Basta saltare un pagamento e ti ritrovi nei guai fino al collo».

Discorso diverso, invece, per i dipendenti di Equitalia, una cinquantina a Teramo. «Siamo in attesa, per il momento non sappiamo cosa accadrà», è la risposta che giunge unanime da alcuni di loro, ancora all’oscuro di quale sarà il destino della società poiché per ora non sono ancora state rese note le modalità con cui verrà effettuata la dismissione. Tra incertezze sul futuro, timori sugli stipendi e dubbi sui modi in cui potranno essere inseriti nell'ente pubblico, ricordano anche che non è la società di cui fanno parte a decidere interessi e sanzioni ma a stabilirli sono le leggi dello Stato, che Equitalia e i suoi dipendenti devono seguire.

Chiara Di Giovannantonio

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