Ereditano un capitale in buoni postali Ma erano scaduti

20 Gennaio 2020

Due sorelle trovano 3,5 milioni buona parte carta straccia L’associazione Robin Hood: controllate sempre le scadenze

TERAMO. Una vecchia usanza, regalare al proprio nipote appena nato dei buoni postali da riscuotere alla maggiore età per andare all’università o fare un viaggio, si trasforma in alcuni casi in un boomerang. A segnalare il fatto è Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione consumatori “Robin Hood”: sono frequenti i cittadini che chiedono aiuto all’associazione quando ormai non c’è più niente da fare. Già, perchè quando i buoni postali sono scaduti, ed è passato il periodo di prescrizione, diventano carta straccia.
«Consigliamo di controllare sempre la scadenza, i buoni postali non sono come i libretti dormienti per cui c'è una procedura di recupero», esordisce Di Ferdinando, «se è trascorsa la prescrizione non si possono recuperare. Ci sono diversi tipi di buoni postali e per ognuno ci vogliono accortezze diverse. In alcuni casi la scadenza è stampata, in altri no e allora bisogna chiederla alle Poste. Poi ci sono buoni che rientrano nella nuova normativa: maturano alti interessi, quelli dell'atto della sottoscrizione. Il consiglio, prima di andarli a riscuotere, è rivolgersi a persone esperte. Se allo sportello non si chiedono gli interessi giusti si firma una manleva e poi non si possono richiedere somme aggiuntive. In ogni caso, il consiglio è farsi uno scadenziario».
Il presidente di “Robin Hood” parla di una decina di casi al mese di disguidi legati ai buoni postali. Il più eclatante riguarda due sorelle teramane, che hanno ereditato da un’anziana zia tre milioni e mezzo di euro di buoni, ma buona parte era ormai scaduto. Si è salvato “solo” un milione circa. «Anche per i buoni postali», osserva Di Ferdinando, «bisognerebbe mettere un “paracadute” come per i libretti dormienti».
Un altro caso eclatante, ma simile, riguarda le vecchie lire: un teramano ha ritrovato nell’armadio di un parente morto una valigetta diplomatica piena di mazzette da centomila lire. Si è presentato allo sportello dell’associazione: «Gli abbiamo dovuto dire che ormai erano carta straccia».
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