Erosione sulla costa nord In vendita il primo chalet

10 Novembre 2020

Alba Adriatica, il titolare del Riccione beach affigge il cartello sul suo stabilimento Lazzarini: «Danni continui, nessun aiuto». Altri titolari vogliono seguire l’esempio

ALBA ADRIATICA. Costa nord di Alba Adriatica in profonda crisi e senza prospettive future, così i gestori mettono in vendita gli stabilimenti balneari. Il primo a farlo pubblicamente, affiggendo il cartello “vendesi”, è stato Ivan Lazzarini, titolare del Riccione Beach che si affaccia sulla Rotonda Nilo, ma la sua stessa scelta la starebbero facendo anche altri operatori della zona martoriata dall’erosione costiera.
Non solo: nonostante l’avanzata costante del mare, che fa temere per la tenuta delle strutture durante l’inverno alle porte, alcuni balneatori avrebbero deciso di non piazzare i massi temporanei a protezione degli chalet concessi da un’ordinanza recente del sindaco, visti i costi e la mancanza di prospettive. «Non è una scelta facile quella di vendere l’attività, ma così non è più possibile fare impresa»: questo il grido di dolore di Lazzarini, che spiega con amarezza e rassegnazione nel suo sfogo: «Subiamo i disagi delle mareggiate che ci portano via gli ombreggi e viviamo nell’incertezza totale sul futuro delle nostre attività, mentre siamo costretti a ingenti investimenti per la messa in sicurezza degli stabilimenti, ma anche per smaltire breccia e spiaggiato che compaiono sulle nostre concessioni. In tutto questo abbiamo gli stessi oneri fiscali di chi lavora in altri punti più fortunati della costa, senza sgravi o rimborsi». E ancora: «In tutto questo ci viene chiesto di attendere un periodo da otto o dieci anni per la messa in sicurezza definitiva della costa attraverso la grande opera di protezione dell’unità fisiografica. Ma la politica non ci aiuta e ci offre zero risposte». L’imprenditore, da tempo una delle figure più in vista degli operatori turistici della zona nord cittadina, stila poi una lista lunghissima di domande rimaste senza una vera risposta. Prima quelle che interessano il municipio: «Si parla da anni in città del nuovo piano demaniale, dai tempi dell’amministrazione Piccioni, ma ancora non se ne sa nulla. Abbiamo bisogno di capire cosa potremo fare delle nostre attività, se dovremo trasformarle e con quali investimenti, ma anche se saremo trattati come gli altri operatori o sarà riconosciuta la nostra peculiare situazione emergenziale. E poi: le pratiche per le traslazioni delle concessioni che fine hanno fatto? Quelle sugli sgravi? La riqualificazione della Rotonda Nilo, prevista dal Comune con gli incassi della tassa di soggiorno e poi saltata, sarà realizzata?». Quindi sugli impegni della Regione: «La spiaggia di alimentazione quando sarà fatta? La Regione doveva mostrarci il progetto per realizzarla entro la prossima stagione estiva, ma non abbiamo visto nulla. I rimborsi per gli eventi calamitosi dei mesi scorsi arriveranno mai?».
La messa in vendita degli chalet è comunque solo l’ultimo passo di un’insofferenza che cresce da tempo. Già un anno fa, dopo le gravi mareggiate del 2019, i balneatori della costa nord avevano espresso la volontà di tenere chiusi i propri stabilimenti. Poi l’annuncio del corposo ripascimento, saltato anche a causa dell’emergenza Covid, e un’altra estate, quella del 2020, partita tardi, segnata dalla pandemia ma anche dalle continue avanzate del mare. Mare che nella zona nord albense, ormai, raggiunge gli chalet non solo in caso di eventi meteorologici estremi, ma anche durante i semplici temporali. E tra gli operatori della costa nord la tensione lascia spazio alla rassegnazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA