Esce dal carcere e si ritrova senza casa

L’abitazione in cui viveva è inagibile ma non avrebbe diritto né al Cas né alla sistemazione alberghiera
TERAMO. Nel 2016 è entrato in carcere per una condanna. E adesso, finito di scontare la pena, vorrebbe riprendere in mano la sua vita. Un obiettivo che si scontra con tutta una serie di difficoltà, a partire dalla battaglia per un alloggio. Perché S.D.S., 50 anni, che all’epoca dell’ingresso in carcere viveva a casa di un amico, dove aveva ottenuto la residenza, oggi non può rientrare in quell’alloggio, inagibile in seguito al terremoto. E al momento non può contare sul contributo di autonoma sistemazione o sulla sistemazione alberghiera perché pur avendo la residenza nell’appartamento terremotato non ne era né proprietario né affittuario. «Prima di entrare in carcere vivevo insieme a un amico in un appartamento di sua proprietà in via Tassoni dove avevo la residenza», racconta l’uomo, «quando sono uscito dal carcere, essendo l’appartamento inagibile, sono andato a chiedere come fare. Ma mi hanno detto che non avevo diritto a una sistemazione, anche perché all’epoca del terremoto non mi trovavo nell’abitazione. Ma io ero in carcere. Cosa devo fare adesso? Vivere in strada». Attualmente l’uomo, che sta cercando un lavoro, è ospitato in una struttura alberghiera a Montorio ma a breve potrebbe ritrovarsi senza un tetto. Per questo ha chiesto aiuto ai servizi sociali del Comune. «Il sindaco», ha continuato l’uomo, «è l’unico che mi sta aiutando». Interpellato sulla vicenda il sindaco Gianguido D’Alberto ha confermato che si tratta di una caso singolare. «Effettivamente il signore aveva la residenza nell’appartamento terremotato», ha spiegato D’Alberto, «ma trattandosi di una situazione particolare abbiamo scritto alla protezione civile per chiarire la questione e capire se ha diritto o no al Cas o alla sistemazione alberghiera. Nel frattempo l’abbiamo indirizzato verso la richiesta del reddito di cittadinanza e l’ho invitato a cercare un lavoro e auto sostenersi per riprendere in mano la sua vita». (a.m.)

