«Esperimento nucleare, parlino i sindaci»

Gran Sasso, il primo cittadino di Notaresco chiede alla Provincia di organizzare un’assemblea
NOTARESCO. Così come annunciato nel corso dell'assemblea pubblica della scorsa settimana, convocata dal movimento Mobilitazione acqua Gran Sasso sull'esperimento Sox nei laboratori dell’Infn del Gran Sasso, il sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura ha scritto al presidente della Provincia Renzo Di Sabatino per chiedere la convocazione di un'assemblea straordinaria dei sindaci per affrontare la questione dell’esperimento che prevede l’utilizzo di una potente sorgente radioattiva. Un’assemblea che secondo Di Bonaventura dovrebbe deliberare su: partecipazione alle varie iniziative di mobilitazione che i cittadini stanno organizzando e organizzeranno nei prossimi mesi; la necessità di organizzare, sul territorio, incontri con chi ha divulgato, dati e documenti alla mano, l'avvio dell'esperimento Sox; la richiesta al Governo di mettere definitivamente in sicurezza i laboratori e le gallerie autostradali del Gran Sasso, in modo da eliminare definitivamente i rischi per l’acqua; la presentazione di un ricorso al Tar per le autorizzazioni già concesse «senza alcuna trasparenza e partecipazione della comunità»; la richiesta della rivalutazione del piano di emergenza esterno dei laboratori attraverso la massima partecipazione, sulla richiesta dell'eliminazione delle sostanze chimiche pericolose e/o radioattive nei laboratori , «in modo tale che entro poco tempo i laboratori escano dalla normativa relativa agli impianti a rischio di incidente rilevante». Secondo Di Bonaventura, «a parte scusarsi per la comunicazione non corretta, il direttore dei laboratori (Stefano Ragazzi, ndr) non mi pare abbia risposto alle numerose obiezioni di merito. In primis la distanza di 200 metri (dalla falda acquifera, ndr) che non si capisce come possa essere superata. Poi quelle relative al rischio di fuoriuscita della sostanza radioattiva dal contenitore di tungsteno. Il Gran Sasso è un'area a fortissimo rischio sismico e nei laboratori passa una faglia che si muove, secondo le pubblicazioni scientifiche disponibili. Da quanto sappiamo gli apparati sperimentali sono progettati per sopportare lo scuotimento di terremoti importanti ma non per reggere una dislocazione, lo spostamento dei due margini di una faglia, come avvenuto sul vettore nel terremoto umbro-marchigiano di ottobre 2016. Una tale eventualità non è di fatto gestibile dal punto di vista ingegneristico e comporterebbe, tra l'altro, potenziali problematiche anche ai tunnel autostradali che potrebbero rivelarsi inservibili per gli scopi di soccorso».

