Esplosione, scatta il terzo sequestro nella ditta di botti

Sigilli a venti chili di materiale esplodente non tracciato Nell’incidente di febbraio a Caprafico morì un dipendente
TERAMO. La dinamica della tragedia di Caprafico pian piano prende forma nell’inchiesta ancora in corso e che nei giorni scorsi ha portato a un nuovo sequestro, il terzo dopo quello di maggio. Il provvedimento, disposto dal pm Stefano Giovagnoni, riguarda il sequestro di materiale esplodente, un quantitativo di venti chili, trovato in una struttura nelle pertinenze della ditta di fuochi d’artificio e che, secondo l’accusa dell’autorità giudiziaria, non è tracciato: ovvero non si conosce la provenienza.
Il sequestro è scattato dopo un sopralluogo fatto dal consulente balistico della Procura Paride Minervini insieme ai carabinieri. L’inchiesta, in cui ci sono due indagati tra cui il titolare Elio Di Blasio, è in corso da febbraio dopo che nell’area esterna della ditta di fuochi d’artificio di Caprafico ci fu la violenta esplosione in cui rimase ucciso il 62enne dipendente Dino Trignani e ferito un altro dipendente di 43 anni. Le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono quelle di omicidio colposo e lesioni gravi. La drammatica esplosione avvenne nell’area esterna della fabbrica mentre Trignani stava provando dei fuochi d’artificio. I due dipendenti erano in un’area esterna di prova, a circa 800 metri dallo stabile della ditta, che viene usata sia per le prove di nuovi prodotti e sia per l’eliminazione degli scarti. Da una prima ricostruzione fatta all’epoca dai carabinieri sembra che Trignani stesse provando dei nuovi fuochi d’artificio e che l’altro dipendente, che ha la funzione di magazziniere, si trovasse nella zona solamente di passaggio e fosse a distanza. Ritenuto un operaio esperto in questo genere di lavorazioni, Trignani aveva già fatto una prima operazione che si era conclusa senza problemi. Nella seconda, invece, qualcosa non andò come avrebbe dovuto. L’esplosione fu violentissima e per l’uomo non ci fu nulla da fare. Riuscì solo ad urlare all’altro collega di scappare salvandogli in questo modo la vita.
Dopo l’incidente di febbraio, per la ditta è arrivato un provvedimento amministrativo di sospensione dell’attività. Il provvedimento è stato emesso dalla prefettura di Teramo ed è di natura cautelare, ovvero non è motivato dall’accertamento di eventuali illeciti o irregolarità ma da una valutazione prudenziale. In attesa che l’inchiesta penale faccia il suo corso e che si accertino eventuali violazioni delle norme, è stato ritenuto opportuno emettere il provvedimento di sospensione.(d.p.)
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