Espropri a Roseto A rischio le aziende dell’area artigianale

4 Marzo 2016

Irrisolto il problema dei cinque milioni da pagare La Cna confida nella nuova amministrazione

ROSETO. «Mi auguro che la nuova amministrazione trovi una soluzione non traumatica alla questione delle aree artigianali soprattutto per tutelare la vita delle aziende e il futuro lavorativo di decine di persone». Gloriano Lanciotti, direttore della Cna di Teramo, torna sulla vicenda degli imprenditori che operano nell’area artigianale di Roseto, una trentina in tutto, chiamati a sborsare oltre 5 milioni di euro, cioè la differenza tra la somma pagata per l’esproprio del suolo e la cifra accordata in seguito dai giudici a cui si erano rivolti i proprietari dei terreni contro la somma corrisposta, ritenuta inadeguata.

La somma pari alla differenza tra il prezzo fissato all’epoca dell’acquisto dei terreni e quello fissato dal tecnico nominato dal tribunale dell’Aquila rappresenta un aumento di oltre il 300% rispetto all’origine. I 5 milioni di differenza sono già stati sborsati dal Comune perché è debitore in prima persona rispetto ai privati espropriati. Ma all’atto della stipula del contratto per l’assegnazione dei lotti, gli amministratori dell’epoca pretesero di inserire una clausola che sulla carta ha messo il Comune al riparo dalle successive beghe giudiziarie, come poi si è verificato, scaricando così il debito sugli imprenditori, sui quali l’ente sta ora cercando di rivalersi per recuperare la somma anticipata.

Un’operazione tutt’altro che semplice, perché tutti gli imprenditori chiamati in causa hanno impugnato il provvedimento di riscossione da parte del Comune, pertanto ci sono in piedi numerose cause sul cui esito nessuno può fare previsioni. Il piano di rientro del Comune prevedeva il recupero della somma entro il 2014, ma a tutt’oggi non è stato incassato neppure un euro. E dire che quell’area doveva rappresentare un volano per l’economia locale. Non a caso era attesa da anni da tanti imprenditori locali, la maggior parte dei quali oggi si ritrova invece a essere debitrice nei confronti del Comune. Inoltre, con la realizzazione dell’autoporto proprio a ridosso della nuova area artigianale, l’intera zona era destinata a diventare uno snodo primario di produzione, commercio e scambio di prodotti e merci. Ma l’atteso rilancio non c’è stato, sia per la vicenda giudiziaria, ancora in corso, legata agli espropri ancora, ma anche perché l’autoporto non è mai entrato in funzione. «Questa sarà un’altra sfida», dice ancora Lanciotti, «per vincere la quale sarà fondamentale la spinta del Comune, da cui si dovranno poi attivare ed entrare in gioco Regione e Provincia».

Federico Centola

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