Estetiste, il ritorno «Tutto in sicurezza ma sostegni zero»

Calzari e mascherine agli utenti, divise come in ospedale Un’addetta: «I tempi di vestizione come quelli dei medici»
TERAMO. Le incertezze sono tante, ma nessuno si arrende. Telefoni e chat di gruppo prese letteralmente d'assalto per le prenotazioni dopo due mesi di fermo, la fase 2 per i centri estetici inizia tra ferree sanificazioni e nuovi equipaggiamenti con, racconta un’addetta, «tempi di vestizione che sono quasi quelli dei medici». Con un sguardo, nonostante tutto, ottimista sul futuro. «Le incognite sono tante», dice Katia Ciafardoni, centro in via Cipollone, «devo dire che per me la pandemia è peggio del terremoto che pure danni ne ha causato davvero tanti costringendoci a fermarci e poi a ripartire. Ma voglio essere positiva e voglio ripartire con tante speranze. Abbiamo fatto tutto quello che si deve fare: dalla sanificazione ai nuovi equipaggiamenti per la vestizione, a cominciare dalle visiere per finire ai calzari indispensabili anche per i clienti. Giorni fa ho fatto una prova vestizione e l’ho inviata a una mia amica dottoressa che mi ha detto che praticamente è quasi come fanno loro. Perché è fondamentale ricominciare in sicurezza e questo lo abbiamo già fatto. Con un notevole incremento dei costi sostenuti senza nessun aiuto dallo Stato. Ora con la ripartenza speriamo di poter sopravvivere, non di guadagnare ma di poter sopravvivere».
Nei centri estetici tutti i dipendenti indosseranno i dispositivi di sicurezza e si procederà alla pulizia delle cabine dopo ogni singolo trattamento. È prevista la presenza di un solo cliente per volta in area reception visto che bisogna evitare ogni tipo di assembramento: secondo le nuove regole la permanenza nei locali è prevista limitatamente al tempo strettamente indispensabile all’erogazione del trattamento.
Sostiene Elisa Marchiselli, un centro estetico a San Nicolò: «Siamo ripartiti accollandoci costi notevoli, a cominciare da quelli previsti per le sanificazioni che devono essere sempre certificate. Ma qui nessuno si arrende e si riparte con entusiasmo applicando tutte le nuove norme per la sicurezza. Ma ci saremmo aspettati un aiuto diverso e non parlo solo di sostegni economici. Un esempio? Noi, dopo settimane di attesa per conoscere quali sarebbero stati i nuovi dispositivi di sicurezza da applicare, ci siamo adeguati immediatamente a tutte quelle che erano le prescrizioni previste nella ordinanza regionale sostenendo dei costi notevoli. Il giorno dopo sono uscite le linee guida dell’Inail che, invece, stabiliscono che molte cose possono anche non essere fatte. Serve una maggiore chiarezza che oggi è davvero indispensabile in questo periodo pieno di incertezze per consentire a tutti noi di muoverci anche in considerazione di quelli che sono i costi da sostenere. Noi sicuramente non ci arrendiamo ma vorremmo anche che ci fosse una maggiore considerazione da parte di chi deve programmare le nuove regole».
Le nuove regole prevedono, oltre alla sanificazione ferrea, l’utilizzo della visiera in plexiglas, l’igienizzazione delle postazioni ogni trattamento, l’utilizzo di materiali monouso; il posizionamento di soluzioni disinfettanti all’ingresso e in corrispondenza di tutte le postazioni lavoro, a disposizione di operatori e clientela. «Abbiamo fatto tutto, ci siamo subito adeguati alle nuove norme per ripartire in sicurezza sostenendo in prima persona i costi che sicuramente sono aumentati», dice Maria Di Pietro, centro in via Del Baluardo, «ma le istituzioni non ci sono venute incontro. Sicuramente bisogna ripartire, bisogna ripartire in sicurezza e noi lo stiamo facendo. L’augurio è che ci siano più sostegni e più chiarezza».(d.p.)
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