Estorsione, pochi 3 anni e 4 mesi No del giudice al patteggiamento

20 Marzo 2019

Pineto, il gup Procaccini ha ritenuto non congrua la pena per un trentasettenne rom di Pescara Era stato arrestato con altri tre: avrebbero minacciato un meccanico per prestiti a usura non restituiti

PINETO. A febbraio era stato arrestato insieme ad altre tre persone con l’accusa di estorsione aggravata ai danni di un giovane meccanico di Pineto. Un’accusa per la quale Fabio Spinelli, rom di 37 anni di Pescara, difeso dall’avvocato Melania Navelli, aveva chiesto di patteggiare una pena a 3 anni e 4 mesi con il consenso del pm (titolare del fascicolo il sostituto Bruno Auriemma). Una pena che ieri mattina, al termine della relativa udienza, il gup Marco Procaccini ha però ritenuto non congrua, non essendo stata applicata la recidiva, rigettando la richiesta di patteggiamento. La posizione di Spinelli, dunque, tornerà adesso sul tavolo del gup per l’udienza preliminare del 26 marzo, quando sarà discussa la richiesta di rinvio a giudizio per tutte e 4 le persone coinvolte.
I fatti contestati a Spinelli, attualmente ancora detenuto in carcere, risalgono al 2018 e vedono, come presunta vittima, un giovane meccanico di Pineto. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri nel corso delle indagini l’artigiano, per pagare debiti di gioco, si sarebbe inizialmente rivolto ad un rom di Giulianova per chiedere un prestito. Quest’ultimo, però, gli avrebbe detto di non potergli dare nulla, presentandolo a Spinelli e dicendogli che avrebbe potuto ottenere il prestito da lui. E così sarebbe avvenuto, secondo l’accusa, con il meccanico che la prima volta avrebbe chiesto ed ottenuto dal 37enne un prestito da tremila euro che avrebbe riconsegnato dopo un mese senza nessun interesse. Un mese dopo, però, l’artigiano avrebbe chiesto a Spinelli un altro prestito, questa volta di seimila euro, a fronte del quale avrebbe dovuto restituirne circa ottomila. Una somma che sarebbe riuscito a saldare, un mese dopo, solo grazie all’aiuto della sua famiglia. I problemi, però, sarebbero iniziati a fronte del terzo prestito chiesto dal giovane: seimila euro a fronte dei quali, alla fine, ne avrebbe dovuti restituire tredicimila. Una somma alla quale il meccanico non sarebbe riuscito a far fronte, diventando così oggetto, sempre secondo l’accusa, di telefonate, sms, messaggi WhatsApp con minacce di morte a lui e alla sua famiglia. E non solo. Ben presto, infatti, l’uomo sarebbe stato oggetto anche di minacce di ritorsioni per l’attività artigianale. Da qui la decisione di denunciare tutto ai carabinieri, che a febbraio avevano fatto scattare la trappola. Dopo aver organizzato un incontro con il presunto estorsore l’artigiano si era recato all’appuntamento, con i carabinieri appostati nelle immediate vicinanze, trovandoci sia Spinelli che altri tre uomini di cui uno armato di coltello. A quel punto erano intervenuti i militari, che avevano arrestato Spinelli e i suoi presunti complici con l’accusa di estorsione aggravata.
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