Esuberi al Mercatone I sindacati si appellano alle istituzioni

6 Luglio 2018

Chiesto l’intervento di Regione, Provincia e Comune di Pineto per evitare il licenziamento di 19 dipendenti del punto vendita  

PINETO. Appello dei sindacati a Regione, Provincia e Comune per scongiurare i licenziamenti al Mercatone Uno di Scerne di Pineto. Giovedì sera, dopo un incontro tra le organizzazioni Filcams-Cgil Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil ed i 62 dipendenti del Mercatone, è stato decisa di chiedere un intervento delle istituzioni al fine di scongiurare la perdita del posto di lavoro per 19 dipendenti. In una nota congiunta a firma dei rappresentanti sindacali si legge: «Di fronte ad una situazione così delicata per coloro i quali non sembrano attualmente ricompresi nel piano industriale prospettato dagli acquirenti, rivolgiamo un forte appello alle istituzioni locali, affinché si possano individuare tutte le possibili modalità di ricollocazione di chi rimarrà fuori».
Per i sindacati è «una buona notizia» il fatto che la nuova società acquirente, la Shernon Holding srl abbia «scongiurato la chiusura del punto vendita di Scerne di Pineto», notizia però «accompagnata dalla fortissima preoccupazione per i 19 esuberi che riguardano il nostro territorio. Infatti per loro che non passeranno alla nuova società, dopo alcuni altri mesi di cassa integrazione a zero ore, si profila la Naspi», cioè l’indennità di disoccupazione. Al termine dell’assemblea dei lavoratori «i sindacati hanno chiesto la riconvocazione del tavolo tra Regione, Provincia ed enti locali». Il 29 giugno scorso dopo un lungo periodo di amministrazione straordinaria, è stato sottoscritto a Bologna un accordo per il passaggio del Mercatone Uno alla Shernon Holding srl. Al termine di una trattativa con i sindacati nazionali è stato siglato un accordo che prevede, per il punto vendita di Scerne, il passaggio, sulla base dei criteri di legge (esigenze tecnico produttive, anzianità di servizio e carichi di famiglia), alla holding acquirente di 43 lavoratori, 42 dei quali vedranno ridotto l’orario di lavoro a 20, 24 o 28 ore settimanali.
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