Evento di Casapound, il Pci accusa

«Uno sfregio dare l’aula consiliare». Il sindaco: «Rispettata la legge»
TORTORETO. L’evento di Casapound nell’aula consiliare del Comune di Tortoreto fa scoppiare la polemica antifascista. Nell’incontro di ieri sera hanno preso la parola anche Stefano Flajani, esponente vibratiano in vista, e Carlo Filipponi, candidato alla Camera dei Deputati per il collegio plurinominale. Questo mentre la protesta divampava sui social e nel panorama politico.
La prima sigla a protestare è stata quella del Partito Comunista Italiano, tramite nota della Federazione provinciale: «Una decisione scellerata quella del sindaco, politicamente gravissima, perché offre lo spazio della rappresentanza popolare ad una formazione neofascista idealmente orientata a comprimere ogni forma di libertà». E ancora: «Lo sfregio finale è rappresentato dal fatto che l’evento di Casapound si sia tenuto nello stesso edificio che durante il fascismo è stato usato per l’internamento. Un insulto inaccettabile, si vergognino i responsabili di questo stupro alla memoria antifascista e democratica». Dopo il Pci si è fatta sentire anche Daniela Mignini, ex consigliere comunale in quota Pd: «È vergognoso che un’amministrazione formata anche da centristi possa tollerare una cosa simile. È irrispettoso nei confronti di tutta la cittadinanza e di tutti coloro che hanno lottato nel passato per poter eliminare ogni aberrazione nefasta del fascismo. Nessun gruppo politico esistente sul territorio si è mai sognato di chiedere la sala consigliare per poter presentare il proprio programma elettorale. Nessun gruppo dell’opposizione ha invece fatto rumore, facendo passare in sordina l’evento, come se Tortoreto vivesse un lungo letargo della memoria. È utile inoltre ricordare che l'apologia del fascismo è un reato».
Dalle accuse si è difeso il sindaco Domenico Piccioni: «Ci siamo attenuti alle disposizioni di legge: Casapound è un partito che partecipa alla competizione elettorale e non potevamo negargli lo spazio richiesto nell’aula consiliare, che è l’unica sala pubblica di cui il Comune dispone».(l.t.)
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