Ex Cirsu, presentati due ricorsi contro il concordato alla Dileco

11 Marzo 2021

La Deco del gruppo Di Zio e un’altra società si oppongono al provvedimento del tribunale fallimentare Si va verso una gestione provvisoria del sito per scongiurare rischi di interruzione del servizio

TERAMO. Una vicenda sempre più complessa. Ma è evidente che, dopo il pronunciamento della Cassazione, a scandire il caso della mega discarica dell’ex impianto Cirsu di Grasciano saranno solo provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Con una prima certezza. La Deco, la società del gruppo Di Zio, ha proposto reclamo contro il provvedimento del giudice delegato Giovanni Cirillo che ha riavviato la procedura di concordato fallimentare a favore della Dileco così come imposto dai giudici della Suprema Corte. Non è l’unico reclamo. A presentarlo anche Etawaste.
La riapertura di nuovo concordato è stato stabilito dal tribunale fallimentare (collegio presieduto dal giudice delegato Cirillo) dopo la presa d’atto della sentenza con cui ormai qualche settimana fa i giudici della Suprema Corte hanno accolto i ricorsi presentati contro l’omologa del concordato fallimentare alla Deco del gruppo di Zio, nei fatti annullandolo. Ricorso presentato dalla stessa Dileco (società facente capo al gruppo Diodoro di Roseto e a quello Latini), dal Consorzio Stabile Ambiente (Csa) dell’Aquila e da Cirsu Spa nella figura di alcuni dei Comuni consorziati. Il tribunale fallimentare, così come disposto dagli Ermellini, ha deciso di proseguire nel concordato fallimentare mandando avanti la seconda proposta, ovvero quella della Dileco. Dopo la comunicazione al comitato dei creditori e al curatore fallimentare, nei prossimi giorni verrà fissata l’udienza per l’eventuale omologa ed è probabile che anche in quella sede la Deco presenti opposizione.
Ma in attesa di questi passaggi c’è un’attualità a cui il tribunale deve far fronte per garantire una soluzione di continuità nella gestione del servizio ed evitare il rischio che tonnellate di rifiuti (nell’arco di tempo tra il passaggio necessario per la gestione) possano nuocere alla salute pubblica. Per questo è molto probabile che il tribunale disporrà una gestione provvisoria evitando ogni sorta di interruzione tra un concordato e l’altro. Una vicenda, dunque, che dopo il pronunciamento della Cassazione si annuncia ancora più complessa.
In un passaggio della sentenza i giudici della Suprema Corte hanno scritto: «Poichè il tribunale, all’interno del provvedimento di omologa ha registrato che la proposta di Deco, eliminando dai crediti ammessi al voto quelli della stessa creditrice proponente e della sua controllata Aia, aveva raggiunto una percentuale di consensi inferiore a quella conseguita da quella Dileco, non risultano necessari ulteriori accertamenti in fatto e questo corte può decidere nel merito». Passaggio, quest’ultimo, che per il tribunale teramano indica la via. Certo bisognerà vedere anche quali mosse potrà avviare il gruppo Di Zio che in questi anni ha fatto investimenti per l’impianto di Grasciano.Il pronunciamento della Cassazione è arrivato a quattro anni dalla sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila che aveva confermato il provvedimento con cui il tribunale di Teramo aveva approvato il concordato fallimentare della Deco e dopo un diverso orientamento stabilito di recente dalle sezioni unite sul concetto del conflitto d’interesse in materia di concordato fallimentare. Perché è proprio su questo concetto giuridico che gli Ermellini hanno fondato l’ordinanza sul caso ex Cirsu. All’epoca delle proposte di concordato quella della Deco aveva riportato il voto favorevole del 73,87% dei creditori, contro il 43,37% della proposta Dileco e il 26,01% della proposta Csa. Nei passaggi di una procedura di concordato la proposta della Deco era stata approvata con il voto determinante di Aia, controllata della stessa Deco. Un elemento per cui in secondo grado le società escluse avevano fatto ricorso prima contro l’omologa del concordato e dopo in Cassazione.
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