Ex Cirsu, si ricomincia dal fallimento

11 Febbraio 2021

Dopo che la Cassazione ha bocciato l’omologa del concordato tutto si azzera: gli impianti potrebbero finire all’asta

TERAMO. L’unica certezza è che tutto si azzera, che si riparte dall’inizio. E per inizio, in questo caso, s’ intende la sentenza di fallimento su cui dal 2015 c’è il sigillo della Cassazione che ha confermato il pronunciamento di primo e secondo grado. Con i tempi lunghi imposti dagli obbligati passaggi giuridici a scandire il presente e il futuro della mega discarica dell’ex Cirsu a Grasciano. Dopo che la Suprema Corte ha accolto i ricorsi presentati contro l’omologa del concordato fallimentare alla Deco del gruppo di Zio, nei fatti annullandolo, si ritorna alla procedura fallimentare. Nulla esclude la possibilità, nel frattempo, che possano essere presentate altre proposte di concordato fallimentare sulle quali, così come prevede la procedura, si dovranno esprimere tutti gli organi coinvolti: dal comitato dei creditori al curatore fino al giudice delegato. Così come nulla esclude che possano essere nuovamente valutate le altre due proposte di concordato presentate al’epoca dalle società che hanno fatto ricorso. Per ora dagli ambienti giudiziari arriva la conferma che si torna alla procedura ordinaria con tutto quello che si fa in un qualunque fallimento. Quindi con lo stato passivo, con eventuali vendite all’asta del sito e altro.
Il nuovo scenario si apre dopo che giudici della Suprema Corte hanno accolto i ricorsi presentati dalla Dileco S.r.l. (società facente capo al gruppo Diodoro di Roseto e a quello Latini), dal Consorzio Stabile Ambiente (Csa) dell’Aquila, e da Cirsu Spa nella figura di alcuni dei Comuni consorziati. Il pronunciamento è arrivato a quattro anni dalla sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila che aveva confermato il provvedimento con cui il tribunale di Teramo aveva approvato il concordato fallimentare della Deco e giunge dopo un diverso orientamento stabilito di recente dalle sezioni unite sul concetto del conflitto d’interesse in materia di concordato fallimentare. Perché è proprio su questo concetto giuridico che gli Ermellini hanno fondato l’ordinanza sul caso ex Cirsu. All’epoca delle proposte di concordato quella della Deco aveva riportato il voto favorevole del 73,87% dei creditori, contro il 43,37% della proposta Dileco e il 26,01% della proposta Csa. Nei passaggi obbligati di una procedura di concordato la proposta della Deco era stata approvata con il voto determinante di Aia, controllata della stessa Deco. Un elemento per cui in secondo grado le società escluse avevano fatto ricorso contro l’omologa del concordato. Nel 2018 la Corte d’appello aveva rigettato ricorsi escludendo che le operazioni di voto si fossero svolte in maniera illegittima in merito al rapporto esistente tra Deco e Aia. Di diverso avviso, con una pronuncia recente, la Cassazione.
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