Ex Magus venduta all’Alfagomma Incerto il futuro della Richetti

26 Luglio 2016

Sant’Atto, l’azienda dolciaria in affitto non ha partecipato all’asta per acquistare il capannone e non si è presentata all’incontro di ieri in Provincia, i sindacati temono per i cento posti di lavoro

TERAMO. A otto anni dal fallimento del gruppo Malavolta, dubbi sul futuro dell’azienda che in qualche modo ha raccolto il testimone del gruppo alimentare, la Richetti spa.

L’azienda che produce merendine e generi alimentari per autogrill lavora su due stabilimenti nel nucleo industriale di Sant’Atto. E uno dei due, quello che ospitava l’ex Magus, il 12 luglio è stato venduto all’asta. Ma non alla Richetti.

In realtà l’azienda alimentare non ha nemmeno partecipato all’asta indetta dal tribunale di Teramo. Lo stabilimento se l’è aggiudicato l’unico partecipante, l’Alfagomma. L’azienda chimica, che produce tubi, ha infatti il proprio stabilimento confinante con il capannone in questione. L’azienda chimica se l’è aggiudicato al prezzo di 975mila euro, meno della metà del suo valore reale.

Ovviamente la notizia della vendita ha allarmato i sindacati, che hanno chiesto un incontro con le parti in causa in Provincia. L’incontro si è tenuto ieri e non si sono presentati al tavolo delle relazioni industriali né i curatori fallimentari – e questo è normale, visto che tutto quello che avrebbero potuto dire è il risultato dell’asta – né i responsabili della Richetti spa.

Questa assenza «ha aumentato le preoccupazioni dei sindacati» (erano presenti Maurizio Boffa e Delfino Coccia della Uila Uil e Alessandro Collevecchio della Fai Cisl insieme alla Rsu aziendale) sulle sorti dello stabilimento di Sant’Atto dove lavorano circa 100 dipendenti affittato dalla Richetti. «Le prospettive occupazionali dello stabilimento teramano risulta fortemente contrastante e di difficile interpretazione, alla luce degli ultimi accadimenti potrebbero mutare drasticamente» dichiarano i sindacati nel verbale sottoscritto. «Le nostre preoccupazioni sembrano trovare conferma nel fatto che questa mattina non si sono presentate le parti coinvolte e i rappresentanti dell’azienda: una grave mancanza di rispetto istituzionale per l’ente che ha convocato l’incontro e per le maestranze», aggiungono, «riteniamo di dover avviare tutte le iniziative atte a tutelare il futuro delle maestranze e scongiurare il ripetersi di quanto accaduto in passato». Si tratta di capire ora se la Richetti può trasferire tutta l’attività nell’altro capannone che ha in affitto o se c’è la possibilità – pare più remota – che l’Alfagomma le conceda sempre in locazione il capannone appena acquistato.

Il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, anche con interventi informali, ha sollecitato il «ripristino di corrette relazioni industriali e resta a disposizione di tutte le parti coinvolte che potranno tornare sul tavolo istituzionale su semplice richiesta».

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