Ex Monti, il Comune per ora non chiede i danni

24 Ottobre 2014

L’ente non si costituirà parte civile, almeno fin quando il giudice non deciderà se mandare o no a processo i sette indagati. Spaccatura in maggioranza

ROSETO. Un difetto di notifica ha determinato il rinvio al 20 novembre dell’udienza preliminare, fissata per ieri mattina, relativa alla vicenda giudiziaria del Prusst della ex Monti di Roseto. Oggetto del contendere un presunto abuso edilizio per il quale ci sono sette indagati: il costruttore, Giovanni Lucidi; il direttore dei lavori, Tito Rocci; il tecnico progettista, Mauro Torzolini; i tecnici comunali Lorenzo Patacchini, Miranda Saponaro e Mario Di Nicola; un privato che ha acquistato un appartamento, Paolo De Gregorio (gli ultimi due accusati di falso). Proprio la presenza tra gli indagati dei tre dipendenti comunali potrebbe aver convinto l’amministrazione rosetana a non costituirsi parte civile, condizione essenziale per ottenere il risarcimento dei danni. Un atto quasi obbligato, affinché l’ente possa acquisire a patrimonio pubblico un bene derivante da un presunto abuso che non può essere sanato. In caso contrario, cioè qualora il Comune decida di non costituirsi parte civile nel processo, gli amministratori dovrebbero rendere conto alla Corte dei conti di tale volontà attraverso un atto deliberativo. L’argomento è stato oggetto di accese discussioni all’interno della maggioranza, che al momento ha scelto di non costituirsi parte civile, almeno fino a quando il giudice deciderà se rinviare a giudizio i sette indagati o se invece archiviare il procedimento.

L’inchiesta ha preso il via nel 2007 da un esposto del costruttore rosetano Alberto Rapagnà, il quale sostiene che gli edifici sono più alti di quanto avrebbero potuto essere, pertanto la superficie realizzata in eccesso rispetto al lecito sarebbe abusiva. Nel febbraio 2012 scatta un blitz della polizia giudiziaria negli uffici tecnici del Comune per sequestrare il carteggio relativo al Prusst dell’ex Monti. Il passo successivo è l’operazione della Forestale, i cui agenti mettono i sigilli agli attici ritenuti non conformi. Questa è la vicenda giudiziaria, sulla cui eventuale prosecuzione bisognerà attendere ancora. Secondo Rapagnà sarebbero altre le motivazioni per cui il Comune non si è costituito parte civile e «cioè che il sindaco Enio Pavone ha acquistato, legittimamente, un appartamento in una delle palazzine oggetto di lottizzazione abusiva; mentre l’opposizione non solleva la problematica della obbligatorietà della costituzione parte civile forse perché anche l’ex consigliere Antonio Frattari ha acquistato, anch’esso legittimamente fino a prova contraria, un appartamento sempre in una delle palazzine in questione».

Federico Centola

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