«Ex Ovs troppo grande: non si può affittare»

12 Febbraio 2015

Oggi si aprono le buste, Confesercenti ricorda che in centro bisogna restare sotto i 650 metri quadri

TERAMO. Il bando del Comune per la destinazione dell'ex Oviesse ad attività commerciale innesca la contestazione da parte della Confesercenti. Oggi scade il termine per la presentazione delle offerte relative all'affitto dei locali attigui al cine-teatro che circa un anno fa furono occupati da un gruppo di artisti.

In vista dell'apertura dei plichi recapitati in municipio, l'associazione dei negozianti chiede spiegazioni sul rispetto dei parametri indicati nel piano urbanistico commerciale. Stando a questo documento, adottato dall'amministrazione intorno al 2000 e modificato nel 2008 recependo la normativa regionale, l'estensione massima per le attività in centro storico non dev'essere superiore ai 600 metri quadri. «Nella fattispecie dei locali in questione», afferma Giancarlo Da Rui, presidente comunale di Confesercenti, «la superficie commerciale è di circa 2.500 metri quadri, superiore a livello esponenziale al limite stabilito dal piano». Nella prima stesura del provvedimento la superficie massima consentita era ancora più contenuta: 250 metri quadri. «A seguito della fissazione di questo limite», ricorda Da Rui, «furono negate autorizzazioni all’esercizio, come nel caso dei locali ex Olimpic vende Moda a piazza Verdi dove la proprietà fu costretta a dividere lo spazio in due unità commerciali o della profumeria Iris al pianoterra dell’ex cinema Apollo alla quale fu imposto oltre un mese di chiusura fino a che non avesse ridotto l'area commerciale». Con l'adeguamento alla legge regionale, dunque, il limite è stato portato a 600 metri quadri rendendo così possibile, evidenzia sempre Confesercenti, l'apertura del supermercato Tigre in via Capuani e del Baccanale in viale Mazzini. Il piano comunale contempla una sola eccezione al vincolo di estensione massima relativa al fatto che venga riscontrata «continuità aziendale di attività tramite subentro immediato di una nuova ditta». Non è questa la situazione dell'ex Oviesse. «E' sotto gli occhi di tutti», insiste Da Rui, «che quei locali sono dismessi da qualche anno».

Da qui, dunque, nasce la richiesta di chiarimenti. «A meno che la normativa non sia stata cambiata, ma per quanto ci è dato sapere risulta di no», domanda, «come è possibile che l’amministrazione comunale possa essere protagonista di una simile iniziativa e promuovere un atto contro una normativa di cui essa stessa dev’essere il tutore?». Gennaro Della Monica