Ex stadio e stazione, congelati 16 milioni

9 Agosto 2018

Il governo blocca i fondi del “bando per le periferie”. D’Alberto: «Intervengano subito i parlamentari»

TERAMO. Il governo blocca i 16 milioni di euro per riconversione dell’area del vecchio stadio, arretramento della stazione ferroviaria e recupero delle case popolari di via Piave. Colpisce anche il territorio cittadino l’emendamento inserito nel decreto “mille proroghe” approvato in Senato e che l’11 settembre approderà alla Camera. La modifica del testo normativo, infatti, introduce il congelamento per due anni dei finanziamenti assegnati tramite il cosiddetto “bando per le periferie”.
PROGETTI SOSPESI. Il Comune, ma anche l’Ater e le Ferrovie, vedono così messe a forte rischio le somme da destinare a tre interventi fondamentali. A cominciare dal progetto per dare un nuovo assetto alla zona del vecchio stadio. Questa dovrebbe ospitare una piazza che da vico del Grillo e via dei Funari è destinata ad aprire corso Porta Romana verso circonvallazione Spalato. Sono stati previsti inoltre gli allestimenti di orti sperimentali, un parco urbano e un’area per spettacoli sfruttando gli spalti della curva est da lasciare in piedi come testimonianza architettonica dello storico impianto sportivo. Di notevole impatto sarebbe stato anche l’intervento prospettato dalle Ferrovie. Lo spostamento della stazione verso via Roma, infatti, avrebbe consentito il recupero dell’area dell’attuale capolinea da trasformare in una piazza con funzioni di raccordo tra la città e la Gammarana attualmente “isolata” dai binari. Il “bando per le periferie”, inoltre avrebbe consentito all’Ater di riqualificare gli alloggi popolari di via Piave che da decenni attendono interventi. In più, le diverse zone interessate dai progetti sarebbero state collegate tra loro da una pista ciclabile destinata a incentivare forme alternative di mobilità urbana.
LE REAZIONI. «Il blocco dei finanziamenti è un colpo durissimo per il nostro territorio», sottolinea il sindaco Gianguido D’Alberto, «già in grande sofferenza per le conseguenze del sisma». Le procedure per la progettazione delle opere, tra l’altro erano state già avviate. «Il 27 dicembre sono state firmate le convenzioni con il governo per la realizzazione degli interventi finanziati», tiene a precisare il primo cittadino, «per cui il congelamento non si giustifica neppure con un eventuale ritardo nell’impegnare le somme messe a disposizione».
LO SLITTAMENTO. I fondi, però, servono per altre iniziative e così del “bando per le periferie” si riparlerà nel 2020. Questo termine, comunque, non rassicura affatto l’amministrazione comunale. «Ci sono impegni presi e alcuni incarichi già affidati», fa sapere l’assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica Stefania Di Padova, «a cui ora rischiamo di dover far fronte da soli, con un ulteriore danno per il nostro bilancio». Il Comune, dunque, si rivolge ai parlamentari non solo teramani. «Si attivino per cancellare l’emendamento alla Camera», affermano D’Alberto e Di Padova, «e ripristinare gli stanziamenti già assegnati».
DECISIONE AMARA. Per il commissario dell’Ater Nicola Salini il congelamento dei progetti di riqualificazione si traduce in «una grande occasione perduta». Il finanziamento del governo, fa sapere, avrebbe consentito di recuperare 13 palazzine popolari per far fronte all’emergenza abitativa accentuata anche dai danni provocati dagli sciami sismici che si sono susseguiti a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017. La battuta d’arresto, dunque, ha un sapore ancora più amaro secondo lui proprio perché, alla luce delle problematiche connesse alla ricostruzione, «invalida un progetto di prospettiva che, con un investimento complessivo di 16 milioni, avrebbe dato alla nostra città una diversa possibilità di ripartenza: invece il governo ha deciso che dovremo aspettare due anni».
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