Fa indagini personali usando il sistema della polizia: assolto

5 Maggio 2022

L’agente voleva verificare se l’auto acquistata era rubata La difesa dimostra l’irrilevanza penale del comportamento 

TERAMO. Un giovane agente della questura di Teramo temeva di essere finito nella rete di un truffatore e, dopo aver chiesto consigli ai colleghi, aveva svolto degli accertamenti tramite il sistema informatico della polizia: un comportamento che gli è costato caro. È finito sotto inchiesta da parte della Procura distrettuale dell'Aquila e poi a giudizio per accesso abusivo al sistema informatico, rischiando fino a dieci anni di pena. Il processo, celebrato nel tribunale di Teramo dal giudice Francesco Ferretti, si è però concluso con un'assoluzione piena: il fatto non sussiste. Per il giovane agente, M.P. le iniziali del suo nome, finisce un incubo. A difenderlo è stato l'avvocato Luca Carbonara che, nel ricostruire i passaggi della vicenda, è riuscito a dimostrare la buona fede del suo assistito e l'assenza dell'elemento oggettivo del reato.
Il fatto risale alla primavera del 2020. Il poliziotto aveva acquistato online un'auto immatricolata all'estero versando al concessionario due acconti da 6mila e 17mila euro. Ma subito dopo il venditore si era reso irreperibile. Temendo di essere stato truffato, M.P. si è poco dopo rivolto al compartimento di polizia postale di Teramo, chiedendo aiuto ma equivocando, per via della scarsa formazione in materia, le indicazioni dei colleghi. Indicazioni scambiate da M.P. per un ordine di servizio che lo hanno portato a effettuare, prima di sporgere querela per truffa, tre accessi ai database informatici su sezioni pubbliche accessibili a chiunque con le credenziali che aveva in funzione della sua qualifica da poliziotto. Accessi volti a capire se l'auto acquistata fosse oggetto di furto o meno. L'attività è finita però nel mirino della Distrettuale dell'Aquila, secondo la quale l'agente non avrebbe dovuto svolgere con il proprio account quel tipo di controllo per finalità personali.
Nel corso del processo la difesa è riuscita a dimostrare l'assoluta irrilevanza penale della condotta del poliziotto, che non aveva agito con dolo, ottenendo la piena assoluzione. A buon fine è andato anche l'acquisto dell'auto: nessuna truffa, infatti, solo ritardi e blocchi burocratici dettati dalla pandemia. (v.m.)
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