Fabbriche aperte, sindacati all’attacco

Cgil, Cisl e Uil minacciano lo stato di agitazione generale se prefettura e istituzioni non fanno i controlli
TERAMO. «Basta indugi, la sicurezza della salute viene prima di tutto». Così esordiscono Cgil, Cisl e Uil in una dura nota in cui si denuncia che molte fabbriche in provincia sono ancora aperte o non hanno i dispositivi di protezione individuale.
Giovanni Timoteo (Cgil), Fabio Benintendi (Cisl) e Fabrizio Truono (Uil) denunciano un clima di crescente tensione fra i lavoratori nelle fabbriche. E ricordano che il decreto Conte che ha disposto la chiusura delle attività produttive (tranne alcune eccezioni) è stato adottato «dopo un lungo confronto tra tutte le parti sociali, basato sulla necessità di garantire una serie di attività considerate essenziali e contemperando il primato della sicurezza sanitaria sulla continuità a produrre. Ma segnaliamo che nella provincia di Teramo spesso non è così. In questi giorni, con diverse modalità e in modo diffuso, in diversi settori, abbiamo provato a contestare e sensibilizzare le diverse aziende, dove la produzione può non essere considerata essenziale, a sospendere, temporaneamente, l’attività per dare un forte segnale di vicinanza alle preoccupazioni dei lavoratori e rasserenare il clima aziendale. Ma con pochi riscontri concreti».
I sindacati ricordano di aver chiesto alla prefettura di intervenire sulle aziende che Per rafforzare a nostra azione di sensibilizzazione, abbiamo chiesto più volte alla prefettura di intervenire aziende che hanno applicato in maniera “estensiva” le deroghe previste nel decreto, ma invano. « Così, come, non abbiamo riscontro sulle azioni di controllo e prevenzione della sicurezza che si sono e/o si stanno svolgendo nel territorio, compresa la cosiddetta zona rossa. Noi, convinti che dentro una fase critica e drammatica come quella attuale, i lavoratori hanno bisogno di sentire e verificare, in modo evidente e chiaro, le azioni di tutela della loro salute, più volte, abbiamo chiesto la formazione di un osservatorio prefettizio provinciale composto dalle istituzioni territoriali e dagli organi di controllo, per avere una puntuale lettura e capacità d’intervento sulle problematiche lavorative e/o sociali che emergono in questi giorni. Ma anche questa possibilità non si è concretizzata».
I sindacati ritengono «inaccettabile» che non ci siano «chiare e determinate azioni che mettano in sicurezza i lavoratori e i cittadini a partire dai posti di lavoro dove è alto il rischio di contagio e dove si ha l’obbligo di intervenire con puntuale responsabilità per garantire e motivare chi lavora e tutelare anche il resto della società».
Per questo, se non ci saranno azioni al riguardo proclameranno uno stato di agitazione generale in tutti i posti di lavoro della provincia. E invitano le imprese per prima, ma anche tutte le istituzioni – Regione, Provincia, Comuni – ad attivarsi per promuovere tutte le iniziative che possano mettere in massima sicurezza tutti i posti di lavoro. (a.f.)

