Fabiana bruciata e abbandonata, l’amico albanese va a processo: accusato di spaccio e soppressione di cadavere

Al via il 4 marzo prossimo a Teramo il processo per la morte di Fabiana Piccioni, la 46enne trovata senza vita e semi-carbonizzata il 9 gennaio 2025 a Giulianova. Il gup ha stabilito il rinvio a giudizio per un artigiano di 59 anni
TERAMO. Si aprirà il 4 marzo 2027 davanti al tribunale di Teramo il processo per la morte di Fabiana Piccioni, la 46enne trovata senza vita e semi-carbonizzata il 9 gennaio 2025 in una radura nei pressi del Santuario dello Splendore di Giulianova. Il gup Lorenzo Prudenzano ha disposto il rinvio a giudizio per un artigiano albanese di 59 anni residente a Giulianova, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Greta Aloisi. L'uomo, a piede libero, conosceva la vittima e ora è imputato per spaccio di sostanze stupefacenti e soppressione di cadavere.
Secondo le accuse, l'artigiano avrebbe ceduto alla donna la dose rivelatasi letale a seguito di un malore, dando poi fuoco al corpo nel tentativo di occultarlo. Tra le prove chiave della Procura di Teramo figura il Dna dell'uomo rinvenuto sulla salma.
La difesa, affidata all'avvocato Antonello Di Biagio, rigetta ogni addebito ed esclude i riti alternativi: "Sono pienamente convinto dell'innocenza del mio assistito. Il rinvio a giudizio sconta i limiti dell'udienza preliminare e apre le porte al dibattimento, dove dimostreremo l'inconsistenza delle accuse".
I familiari della 46enne di Giulianova, costituiti parte civile con gli avvocati Francesco Manisco e Antonino Orsatti, hanno accolto con favore la decisione del gup e annunciano battaglie per il riesame del capo di imputazione: "Chiederemo di rivedere l'archiviazione per il reato di morte come conseguenza di altro delitto. La cessione di droga è stata la scaturigine del decesso e l'imputato deve risponderne".

