Fagnano: «Ecco perché bisogna fare un unico presidio»

Il manager spiega il progetto: una moderna struttura collocata in territorio di Mosciano, costerà 250 milioni
TERAMO. Il direttore generale della Asl, Roberto Fagnano non nega che «l'ospedale di Teramo meriterebbe di alcune forme di adeguamento sismico. Quello di Sant'Omero dei quattro è più vicino all'efficienza».
Il manager non nega nemmeno che esiste uno studio di prefattibilità dell’ospedale unico che parla appunto di inadeguatezza di tre ospedali su quattro dal punto di vista sismico. Anche perchè quel dossier l’ha presentato in un vertice in Regione al governatore Luciano D’Alfonso il 2 novembre scorso, in una riunione con gli altri direttori generali.
La sicurezza è uno dei motivi principali che hanno indotto Fagnano a puntare sul progetto. «Prendiamo ad esempio l’ospedale di Teramo», spiega, «intanto è costruito in zona sismica 2, cioè delicata. E poi è costruito con i criteri dell'epoca: la sua costruzione è iniziata nel 1969 ed è finita nel 1973. Per l'adeguamento sismico servirebbero 25 milioni. La situazione attuale è così onerosa che realizzazione di una struttura unica determinerebbe tali e tante economie che da sole potrebbero finanziare non solo l'opera in sè, ma essere destinate alla sanità in senso più ampio».
Fagnano parla di una spesa prevista, per costruire un ospedale unico che accorpi quelli di Teramo, Atri e Giulianova, di 220 milioni di euro. «A questo si devono aggiungere i traslochi e le attrezzature: nella peggiore delle ipotesi costerebbe 250 milioni. Ma sarebbe tutto moderno: dalle strutture ai letti, passando per le attrezzature. A questo punto dobbiamo decidere che fare: lo vogliamo l'ospedale moderno e quindi sicuro dal punto di vista sismico o no? L’alternativa è “rattoppare” le strutture esistenti, ma l'adeguamento non è mai equivalente a una struttura moderna, e in ogni caso resterebbe in zona sismica 2».
Già, perchè l’idea di Fagnano è realizzare l’ospedale unico in zona baricentrica, in territorio di Mosciano, più o meno a Selva Piana, a pochi passi dal casello dell’A14. E’ il ragionamento che stanno facendo nell’Ascolano, dove il progetto è costruire un nuovo ospedale a metà strada fra Ascoli e San Benedetto.
«Spostandolo più verso Mosciano, scendiamo di zona sismica, passiamo a 3, in una zona più sicura e possiamo costruire con altre caratteristiche. Aumentiamo anche la sicurezza», sottolinea il manager, «l’ospedale deve infatti essere una struttura sicura: i malati non possono scappare, il personale non può abbandonare i malati». Il manager sottolinea però che tutto questo non vuol dire che « l'ospedale di Teramo oggi non è sicuro, è un ospedale costruito negli Anni 60 come la stragrande maggioranza degli ospedali italiani, soprattutto quelli dell'Appennino. Non ha avuto danni significativi con tutte e due le scosse, il che conferma la bontà della tecnica costruttiva. Ma nei fatti non è a norma: la prima normativa in materia è del 1975. Insomma, bisogna guardare al futuro: lo vogliamo usare per altri 40 anni?».
Ma trovare 250 milioni non è uno scherzetto. Fagnano ne è cosciente. «Un tempo c'erano i soldi dello Stato, ora non più. Ora li dovremmo trovare da soli. Ma basta guardare quanto costa la manutenzione degli ospedali vecchi, dagli infissi, ai tetti, al decoro. A questo si aggiungano i costi dell'antincendio e dei lavori per mettere a norma gli impianti. Senza parlare del rendimento energetico». Il direttore generale conclude paragonando gli ospedali teramani a un’auto d’epoca, degli Anni 60: per farla girare bisogna cambiarle i pezzi, bisogna spendere per la sua manutenzione. (a.f.)
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