Faiano, la ruspa abbatte i ricordi di un’intera vita

6 Dicembre 2018

Gli abitanti vanno a vedere i militari del Genio buttare giù le loro case In mezzo alle macerie spunta un organo: i soldati sono riusciti a salvarlo

MONTORIO. Si sgretolano lentamente i piani superiori di alcune abitazioni, sulle cui porte si leggono ancora i civici 121, 123, 125 e 127. La ruspa del Genio militare è ormai in azione da una settimana esatta a Faiano, frazione di Montorio quasi del tutto inagibile dal terremoto del 2009, dove il cumulo delle macerie cresce a dismisura: da un lato pietre e cemento, dall’altro ferro, pilastri, finestre e ringhiere.
«Povera Faiano, che desolazione», è il commento di Maria Cacciatore, di passaggio ogni giorno qui, dove torna ad accudire i cavalli. «Qui ci sono tutti i nostri ricordi», dice indicando la figlia Selena, poco più che ventenne, «tra questi vicoli lei ci è cresciuta. A mia suocera hanno tolto un pezzo di cuore. Nei prossimi giorni toccherà anche alla sua casa». Un solo rumore di fondo, quello della ruspa del 6° reggimento Genio Pionieri che scandisce ormai il tempo nella piazzetta di Faiano, dove arrivano due anziane donne vestite di nero, che gettano uno sguardo, commentano e poi tornano indietro verso i map, dove abitano insieme dal 2009. Sono Romanina Di Sabatino e Iole Di Achille, 91 anni la prima e 87 anni la seconda. «Mio fratello Celestino andò in Africa per guadagnare i soldi per costruire quella casa», racconta con una certa emozione Romanina, «e papà alzava i piani. Ma l’hanno buttata giù». Iole quasi non se ne fa una ragione nel vedere Faiano così e si lascia ad un amaro commento: «Eravamo le regine qui, tutti amici, ma ora ci hanno tolto il sorriso».
Ma in mezzo a tante macerie arriva una bella notizia. «Venite a vedere», esclama Carlo Ricci, «i militari che cosa hanno tirato fuori: un pianoforte (in realtà si tratta di un organo, ndr). Era di mio cognato Lucio, glielo avevano regalato per la prima comunione. Non eravamo riusciti a recuperarlo, perché i puntelli in casa lo impedivano, ma i militari sono stati bravissimi lo hanno estratto prima di buttare giù la casa». E anche lui si lascia andare ai ricordi: «Proprio lì», dice indicando una stanza sventrata dalle pareti gialle, vicino al braccio della gru, «ci sono andato all’asilo. D’estate ci facevamo la colonia con la maestra Amalia Michitelli». E, uno alla volta, tutti i presenti raccontano un particolare della Faiano che lentamente sta scomparendo. «Quello era il mio salottino», dice Gilda Abatucci a Mariella Di Stefano, la più giovane dei presenti, «te lo ricordi? È finita un'epoca». Gilda, nata e cresciuta a Torino, aveva scelto di formare una famiglia proprio a Faiano, ma con il terremoto del 2009 prima e quello del 2016 poi le cose sono andate diversamente con una casa buttata giù e l’altra inagibile. «È un finale che non ci aspettavamo», conclude. Lucio Abatucci, che abitava un piano sotto, con gli occhi lucidi aggiunge: «Speriamo che si ricostruisca».
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