Falasca: basta con il consumo del suolo

L’ex assessore all’urbanistica: troppo cemento aggrava il dissesto, riqualifichiamo le aree dismesse
TERAMO. «Lo stop al consumo del suolo non è solo uno slogan ma un'esigenza non più rinviabile». Vincenzo Falasca, architetto e assessore provinciale all'urbanistica fino a un anno fa, quando è stato eletto consigliere comunale, guarda al territorio martoriato dalle frane e indica cause e contromisure per non aggravare una situazione già ampiamente compromessa. L'emergenza va superata, secondo lui, con una prima risposta in termini di gestione del suolo. «Nei cinque anni di assessorato abbiamo posto molta attenzione al dissesto idrogeologico», spiega Falasca, «anche il nuovo piano territoriale provinciale ha alla base la necessità di una manutenzione straordinaria del territorio». L'ex assessore sottolinea l'importanza di interventi su strade e infrastrutture che fino a qualche anno fa «sembravano irrilevanti» e sono stati progressivamente dispersi con il ridimensionamento degli operatori destinati a queste attività. «La manutenzione è scarsa», osserva, «ma in Provincia in passato c'erano duecento cantonieri e ora ne rimangono non più di venti».
La recrudescenza dei fenomeni franosi ha comunque, sempre a detta dell'ex assessore, una stretta connessione con l'antropizzazione del territorio. «Abbiamo impermeabilizzato troppo il suolo», spiega, «aggravando i problemi di dissesto idrogelogico». Da qui dunque nasce «l'esigenza non più rinviabile» di frenare il consumo di terreno dovuto a nuove edificazioni. «Ci sono tante volumetrie da riutilizzare», evidenzia il consigliere comunale, «ma che senso ha aggredire ancora le zone agricole?». Secondo Falasca, dunque, l'attenzione degli strumenti urbanistici va spostata sulla rigenerazione del territorio. «Esistono aree e strutture dismesse che possono essere riqualificate», afferma, «con interventi da cui trarrebbero benefici e nuovi impulsi anche le aziende che operano nell'edilizia». La parola chiave è "sostenibilità" delle opere che si realizzano. «L'Unione europea finanzia progetti con questo obiettivo ma c'è ancora molto da fare», dice Falasca, secondo cui il recupero sostenibile delle aree dismesse sarebbe anche un consistente investimento. «Si può lavorare sulle destinazioni d'uso prevedendo un mix di funzioni», conclude, «e creando le condizioni perchè possano intervenire anche i privati a fianco del pubblico».
Gennaro Della Monica
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