«Fallimenti a raffica, serve un tavolo che tiri il freno»

La Fiom Cgil sollecita la creazione di un organo che si occupi delle aziende in crisi Incontro con il presidente del tribunale dopo lo stop all’attività nell’ex Barnabei
TERAMO. Uno dei fronti principali della guerra contro una crisi che non dà tregua è rappresentato dai fallimenti e dalla loro gestione. Di questo è convinto Giampiero Dozzi, segretario provinciale della Fiom Cgil che fa alcune proposte per cercare di salvare il salvabile di un tessuto produttivo ormai molto sfilacciato.
Intanto il sindacalista ha avuto, un incontro con il presidente del tribunale Giovanni Spinosa per parlare della situazione che riguarda la Barnabei, azienda fallita che era stata data in affitto alla Las e dove era ripresa la produzione. Ma dal 10 dicembre la curatela ha deciso, per problemi di sicurezza, di non rinnovare il contratto di affitto. Persa una commessa da un milione, persi 12 posti di lavoro. Una decisione che ha suscitato le forti perplessità della Fiom Cgil, per dirla con un eufemismo. «Sulla situazione dei fallimenti non ci possiamo permettere approccio diverso da quello che è sempre stato, cioè tenendo ben presente l’aspetto sociale e il salvataggio dei posti di lavoro», esordisce Dozzi, «ho apprezzato l'ascolto del presidente del tribunale, una persona degna di stima, esprimo condivisione sul fatto che abbiamo a che fare con un territorio “delicato” e che non c'è un baluardo in grado di fronteggiare le bordate della crisi. C'è bisogna che tutte le istituzioni intervengano. Stiamo arrivando a un numero di fallimenti impressionante». A metà ottobre erano già 120 ma il numero adesso è aumentato.
«Nel caso della ex Barnabei i problemi di sicurezza degli impianti potevano facilmente essere risolti con un accordo sulla prosecuzione dell’attività vincolata alla messa in sicurezza degli impianti», osserva Dozzi, «invece ora gli operai hanno perso il lavoro e la cassa integrazione è in procinto di esaurirsi».
Il sindacalista parla anche della Cmp di Martinsicuro, la quinta carpenteria metallica in Italia. L’azienda l’anno scorso ha perso una commessa con l’Algeria da 8 milioni perchè era in concordato (per ritardi nei pagamenti di commesse statali) e per un problema burocratico non riusciva a pagare il debito con l’Inps, per avere il Durc e ottenere il lavoro. Il problema è stato risolto quando era troppo tardi. E’ adesso bisogna gestire l’esubero: dei 105 dipendenti 30 andranno in mobilità a gennaio.
A questo punto, propone il sindacalista, ci vuole un organismo che funga da contatto fra sindacati e imprese, che vada oltre quelli che gestiscono le vertenze dal punto di vista degli ammortizzatori sociali. «Ad esempio se ci fosse stato un tavolo con una gestione istituzionale, per la Cmp prima di perdere la commessa si sarebbe cercata una soluzione. Serve un organismo che sia in grado di una “presa in carico” reale del problema. E che analizzi le potenzialità del nostro territorio. Un altro esempio: che si vuol fare con l’automotive? Quante imprese teramane hanno rapporti con aziende leader in territori vicini come la provincia di Chieti? Ci sono collegamenti, si possono rafforzare? C'è bisogno di progettualità. Così anche per i problemi di Atr e Veco. Quest’ultima viene considerata dal Comune di Martinsicuro una risorsa o no? Martinsicuro è fuori dal piano regionale delle aree di crisi: si risponderà perchè punta sul turismo, ma questo è un settore che produce nemmeno la metà del Pil dell’automotive».
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