Fallimento Di Gennaro, immobili all’asta

30 Luglio 2019

Via alla vendita di una prima parte del patrimonio: 33 fra appartamenti e negozi al lido e il resort Tortorella Inn al paese

TORTORETO. Avviata la vendita di parte dei beni del fallimento della Di Gennaro Costruzioni. Il delegato alle vendite nominato dal tribunale, l’avvocato Carlo Del Torto, ha pubblicato i bandi per la vendita all’asta senza incanto di quattro complessi che fanno parte della enorme massa fallimentare.
Sono quattro complessi, tutti a Tortoreto, il cui valore è di più di sei milioni di euro. In totale tutto il patrimonio immobiliare acquisito all’attivo del fallimento è valutato 23.274.894,28 euro. Ma i beni che andranno all’asta in autunno sono una prima, seppur cospicua, parte. Il 6 novembre andrà andranno all’asta 16 lotti (appartamenti e negozi) del complesso “Le azalee” in via Mazzini il cui valore stimato è di un milione 300mila euro e 11 lotti del complesso “Mediterraneo” di via Leonardo da Vinci (un milione 400mila euro). Poco dopo, il 4 dicembre, sarà la volta del complesso “Le palme” sulla Statale 16 che consiste in sei lotti del valore di un milione 300mila euro e del resort Tortorella Inn, un complesso alberghiero in via XXIV maggio al Paese (con mobili, immobili e avviamento) del valore di 2 milioni 165mila euro.
Slitta al 2020 invece la vendita all’asta del resto dei beni, che consiste nel complesso “Orsini 63” di Giulianova, i complessi “Prisma” e “Gli ulivi” a Tortoreto, la sede aziendale via dell'Industria, quattro terreni (uno a Campli e gli altri a Tortoreto), e la sede Rosburgo in via Turati a Giulianova. L’immobile di maggior pregio è proprio il famigerato “Orsini 63”il cui valore è stimato in 8 milioni 747mila euro. Ed è questo l’immobile per cui ci sono maggiori criticità legate all’inagibilità e inabitabilità, criticità che si stanno lentamente risolvendo. Da non sottovalutare anche la stima relativa a “Gli ulivi” di Tortoreto, il cui valore ammonta a 2 milioni 900mila euro.
Non è un caso se il fallimento Di Gennaro viene definito il più cospicuo avvenuto in provincia di Teramo in tempi recenti. Fallimento che è stato decretato proprio due anni fa, nel luglio 2017, dopo il no dell’assemblea dei creditori al concordato preventivo. Il giudice Giovanni Cirillo, ora sostituito da Ninetta D’Ignazio, nominò curatore fallimentare il commercialista teramano Nicola Rossi, già commissario giudiziale del concordato insieme all’avvocato Carlo Del Torto, nominato delegato alle vendite. Recentemente inoltre, il giudice delegato ha affiancato a Rossi un altro curatore, il commercialista teramano Gabriele Bottini.
Fra fine 2019 e il 2020 dunque si concretizzerà la vendita dell’ingente patrimonio della storica azienda dei fratelli Serafino e Flavio Di Gennaro, con sede a Tortoreto e attività non solo nel Teramano, ma in tutto l’Abruzzo. Una storia imprenditoriale di successo che ha cominciato ad andare in crisi dopo la realizzazione di uno dei progetti più ambiziosi del gruppo: il complesso “Orsini 63” i cui lavori iniziarono nel 2009. Un notevole impegno che però ha dovuto fare i conti con la crisi del mercato immobiliare. Gli appartamenti rimasero in larga parte invenduti. Poi ci fu un accordo con una società che acquistò un certo numero di appartamenti, rivendendoli a sua volta o affittandoli, ma senza avere mai onorato il contratto con la Di Gennaro costruzioni srl per un ammontare di circa 10 milioni di euro. Nel settembre 2015 i fratelli Di Gennaro presentarono al tribunale di Teramo la domanda per essere ammessi al concordato liquidatorio con cessioni di beni “pro soluto” poi rifiutato dall’assemblea dei creditori. Al termine di tutte le operazioni di riqualificazione dei crediti il passivo della Di Gennaro costruzioni è risultato di 59 milioni 749mila euro, mentre l’attivo di poco più di 23 milioni.
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