Fallimento Diesse, il caso a “La Gabbia”

15 Settembre 2015

La trasmissione di La7 ricostruisce la vicenda dell’imprenditore che ha vinto le cause con le banche

TERAMO. E’ un caso emblematico dei rapporti difficili tra banche e imprese; soprattutto, un caso di scuola sull’applicazione illegittima degli interessi da parte degli istituti di credito e sulla pratica dell’anatocismo. La vicenda del fallimento della Diesse – azienda teramana di abbigliamento che dava lavoro a circa duecento operai – sarà al centro di una delle prossime puntate de “La gabbia”, la trasmissione di approfondimento condotta da Gianluigi Paragone su La7. Ieri una troupe è stata in città per raccogliere materiale sulla storia del fallimento Ds e cercare di parlare con i dirigenti delle banche coinvolte, la Tercas e la Bnl, entrambe condannate dal tribunale civile (la Tercas anche nel processo di appello) a pagare complessivamente centinaia di migliaia di euro alla curatela fallimentare che le ha citate in giudizio. Sembra che la troupe – che si è avvalsa della collaborazione di Gennaro Baccile, il presidente onorario dell’associazione Sos Utenti che è stato consulente tecnico di parte nei processi civili – non sia riuscita a parlare con nessun dirigente degli istituti di credito, ma il caso dell’azienda teramana sarà ugualmente approfondito nel programma televisivo.

La Diesse srl dell’imprenditore Dino Terramani, fallì perché non era più in grado di pagare i debiti contratti con gli istituti di credito, ma in realtà – come stabiliranno in seguito i giudici civili – era l’imprenditore ad essere creditore nei confronti delle banche e in viceversa. Questo perché l’ammontare del debito era stato calcolato applicando interessi extralegali, commissioni sullo scoperto di conto corrente mai validamente pattuite (facendo riferimento ai cosiddetti “usi su piazza” che la magistratura non ha ritenuto validi) e ricorrendo all'anatocismo, cioè capitalizzando gli interessi sugli interessi. Una volta rifatti calcoli del dare-avere, i giudici hanno condannato le banche a rifondere alla curatela quasi 900mila euro. Si è appreso inoltre che Terramani è stato a suo tempo anche multato per emissione di assegni a vuoto, addebito che ha sempre contestato proprio sulla base del fatto che era creditore delle banche e quindi i suoi conti correnti non potevano essere considerati sprovvisti. In un primo momento le multe sono state cancellate, ma poi l’annullamento è stato revocato e adesso Equitalia ha messo in ruolo il pagamento di circa 15mila euro. (e.a.)

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