Fallimento Diesse La Tercas deve pagare 600mila euro

Sentenza definitiva della corte d’appello che stabilisce la somma da restituire alla curatela fallimentare
TERAMO. Diventa definitiva la sentenza della corte di appello dell’Aquila nella causa che vede opposte la Tercas e la curatela fallimentare della società Diesse. Dopo la sentenza non definitiva del dicembre scorso – che respingeva l’appello della banca rinviando ad ulteriori accertamenti contabili la determinazione su quanto doveva versare l’istituto di credito – è stata pubblicata il 15 giugno scorso la sentenza definitiva dei giudici di secondo grado. La corte d’appello conferma la sentenza di primo grado con azzeramento del decreto ingiuntivo del 2002 per 158mila euro – che aveva di fatto condannato al fallimento la Diesse, azienda che all’epoca, primi anni Duemila, aveva circa 200 dipendenti – e condanna la banca a restituire oltre 466mila euro alla curatela, più gli interessi legali per altri 130mila euro. Il decreto ingiuntivo, come aveva stabilito il tribunale civile in primo grado era da annullare perché, rifacendo i conti dei conti correnti della Diesse si era accertato che erano stati applicati interessi extralegali facendo riferimento ai cosiddetti usi su piazza che la giurisprudenza, a partire dalla Cassazione, non ritiene validamente pattuiti tra cliente e banca. Alla fine era l’azienda ad essere creditrice e non la banca. Nella vicenda del fallimento Diesse ci sono state altre condanne di altri istituti di credito, ma quella che riguarda la Tercas è la prima sentenza d’appello definitiva.
Nel prendere la sua decisione la corte ha ritenuto corretti i calcoli effettuati dal consulente tecnico di parte Gennaro Baccile, presidente onorario dell’associazione di difesa consumatori, preferendoli a quelli del consulente tecnico d’ufficio, che aveva invece determinato in 235mila euro il credito della Diesse. «È la prima volta», osserva lo stesso Baccile, «che una Corte di appello assume e conferma la perizia del consulente tecnico di parte in luogo di quella del consulente tecnico d'ufficio». Nella sentenza, osserva ancora Baccile, sono stati accolti i suoi rilievi tecnici: in particolare «è stata confermata la nullità delle clausole contrattuali determinative delle condizioni che fanno rinvio agli usi di piazza; espunzione anche degli interessi legali nei trimestri per i quali risulta superato il tasso antiusura; ammissione della continuità contabile tra conti aperti oltre il decennio e poi chiusi con saldi affluiti sul conto oggetto di causa senza alcuna prescrizione». (e.a.)
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