Falsa testimonianza, tre giovani condannati

15 Novembre 2018

Dichiararono che un amico accusato di aggressione a un agente era con loro altrove: due anni a tutti

TERAMO. Secondo l'accusa, citati come testi in un procedimento penale relativo ad un'aggressione ad un istruttore di polizia, avvenuta ad Alba Adriatica la notte tra il 30 e il 31 dicembre del 2009, per difendere un loro amico, imputato in quel processo, avrebbero dichiarato il falso. Accusa che ieri mattina, al termine del processo davanti al giudice Franco Tetto, è costata ai giovani teramani Pasquale Della Loggia, Marco Taraschi e Quinto Chiarini, difesi dagli avvocati Matteo Pirocchi e Fabrizio Acronzio, una condanna a due anni per falsa testimonianza. I tre erano finiti a processo dopo che il tribunale di Teramo, all'esito del procedimento per l'aggressione all'istruttore di polizia, aveva rinviato gli atti al pm per valutare la falsa testimonianza. Il fascicolo era così finito sul tavolo del pm Silvia Scamurra che al termine delle indagini aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per tutti e tre gli imputati.
La vicenda partiva da un'aggressione subita ad Alba Adriatica, nella notte tra il 30 e il 31 dicembre del 2009, da un poliziotto fuori servizio del commissariato di San Benedetto, picchiato per aver ripreso alcuni ragazzi che stavano sparando dei "botti". Secondo l'accusa, nel corso di quel processo, che si è concluso con una condanna passata in giudicato, i tre imputati di ieri, chiamati a testimoniare, avrebbero dichiarato falsamente come un loro amico, finito a processo per quell'aggressione, in realtà quella sera non si trovasse ad Alba Adriatica ma a Teramo. Nel capo di imputazione viene infatti contestato ai tre «in concorso e previo accordo tra loro, deponendo come testi a difesa» nell'ambito del processo a carico, tra gli altri, di un loro amico, di aver «dichiarato falsamente di aver trascorso quasi tutta la notte a cavallo tra il 30 e il 31 dicembre 2009 a giocare a carte e programmare il viaggio a Milano del giorno successivo presso l'abitazione di Marco Taraschi», dove asserivano che il loro amico, all'epoca imputato, fosse anche rimasto a dormire «così fornendo un alibi all'imputato chiaramente smentito dalle risultanze processuali». Da qui la condanna, all'epoca, del loro amico nel procedimento per l'aggressione al poliziotto e la condanna di ieri dei tre nel processo per falsa testimonianza.
Alessia Marconi
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