False accuse al questore Condannata per calunnia

Due anni e sei mesi alla teramana che sosteneva di essere stata perseguitata L’avvocato di De Simone: «Soddisfatti della sentenza, fatta piena giustizia»
TERAMO. Una condanna per calunnia con una pena più alta di quella richiesta dalla Pubblica accusa chiude, in primo grado, il processo per le false accuse di stalking al questore Enrico De Simone. La sentenza emessa ieri mattina dal giudice monocratico condanna a due anni e sei mesi la teramana Tiziana Panichi (per lei il pm Davide Rosati aveva chiesto un anno e sei mesi con le attenuati generiche). Richiesta, quella delle attenuati, a cui si è opposta l’avvocato MariaTeresa D’Innocenzo, il legale del questore che si è costituito parte civile. L’imputata era assistita dall’avvocato Paolo De Nuzzo. Secondo la ricostruzione della Procura la mole di indagini, sopralluoghi e intercettazioni ha stabilito come ogni accusa fatta dalla donna si sia rivelata priva di fondamento visto che gli accertamenti, a cominciare proprio dalle intercettazioni telefoniche, hanno escluso qualsiasi genere di contatto e di conoscenza tra lei e De Simone. Nel processo inizialmente c’erano due imputati: oltre alla Panichi c’era anche l’ex maresciallo dei carabinieri in pensione Giorgio Ciccone accusato di procurato allarme che ha oblato. In attesa delle motivazioni a definire al meglio i contorni di questa vicenda, che a tratti ha assunto quelli di un complotto, restano le parole del gip Roberto Veneziano nel decreto di archiviazione del questore secondo cui ciascuna delle accuse «si è rivelata smentita dai risvolti emersi nel variegato ed approfondito sforzo profuso dagli inquirenti di giungere ad una verità ancorata rigorosamente a dati di fatto, e non appesa al sottile e devastante filo della becera insinuazione e dell’odioso dileggio nei confronti di un servitore dello Stato brutalmente aggredito nella sua personale e menomato nella sua dignità professionale dal progressivo diffondersi del venticello della calunnia». Così l’avvocato D’Innocenzo: «Nel riconoscere la calunnia a carico della Panichi, il tribunale ha dimostrato di aver compreso pienamente come si sono svolti i fatti nel 2017. La Panichi non ha dimostrato la volontà di ravvedersi o di desistere quando avrebbe potuto farlo in più occasioni. Anche davanti al tribunale ha continuato a mantenere il suo atteggiamento già perpetrato in precedenza. Pur condividendo la tesi sostenuta dalla Procura che riconduce il tutto a tentativi della Panichi di attrarre attenzione su di sè e far ingelosire il suo compagno e di ciò si hanno riscontri processuali, restano alcuni passaggi che spiegano solo in parte perché sia stato coinvolto il questore. Però siamo soddisfatti del risultato che in ogni caso rende piena giustizia al questore attentato nella sua identità personale e professionale».
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