False accuse al questore, sentiti i primi testi

Una donna è imputata per calunnia. Gli investigatori in aula: «Le indagini hanno escluso ogni cosa»
TERAMO. Cinque ore per ricostruire con l’audizione dei primi testi della Procura le false accuse di stalking al questore Enrico De Simone.
Nel processo in corso per calunnia alla teramana Tiziana Panichi (difesa dall’avvocato Paolo De Nuzzo) ieri mattina sono stati ascoltati il luogotenente Luciano Casiello, responsabile della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza in Procura, il capo della squadra mobile Roberta Cicchetti e il vice Ennio Falcone. Ma è sulla testimonianza di Casiello, delegato all’epoca a seguire le indagini dai pm Bruno Auriemma e Davide Rosati, che si è concentrata la maggior parte dell’udienza davanti al giudice monocratico Flavio Conciatori. Per oltre due ore il maresciallo ha ricostruito la mole di accertamenti, sopralluoghi e intercettazioni al termine delle quali ogni accusa fatta dalla donna si è rivelata priva di ogni fondamento e senza riscontri visto che tutti gli accertamenti, a cominciare proprio dalle intercettazioni telefoniche, hanno escluso qualsiasi genere di contatto e di conoscenza tra la donna e De Simone che si è costituito parte civile rappresentato dall’avvocato Mariateresa D’Innocenzo. Tra i tanti episodi rivelatisi infondati quello in cui, secondo la donna, nel corso di una di queste presunte aggressioni in prossimità della sua abitazione sarebbero stati esplosi colpi di pistola contro la vettura dell’ex parlamentare Gianni Letta arrivato in città ,secondo sempre la sua versione, per esprimerle solidarietà. Casiello ha evidenziato come le indagini abbiano escluso ogni presenza di Letta, così come gli accertamenti fatti anche sulle celle agganciate dai telefoni cellulari hanno escluso la presenza del questore in città nei giorni in cui la donna aveva segnalato aggressioni e spari (in un caso era in vacanza in Sicilia). Nel processo inizialmente c’erano due imputati: oltre alla Panichi per calunnia c’era anche l’ex maresciallo dei carabinieri in pensione Giorgio Ciccone accusato di procurato allarme. Quest’ultimo ha chiesto di oblare e il giudice ha accolto dopo il parere favorevole dei pm. A processo, dunque, resta solo la Panichi in una vicenda che il gip Roberto Veneziano, nel decreto di archiviazione, così definisce: «Ciascuna delle propalazioni della stessa rese si è rivelata non solo priva di qualsiasi riscontro all’esito della complessa ed articolata attività di indagine, ma completamente smentita dai risvolti emersi nel variegato ed approfondito sforzo profuso dagli inquirenti di giungere ad una verità ancorata rigorosamente a dati di fatto, e non appesa al sottile e devastante filo della becera insinuazione e dell’odioso dileggio nei confronti di un servitore dello Stato brutalmente aggredito nella sua personale e menomato nella sua dignità professionale dal progressivo diffondersi del venticello della calunnia». Si torna in aula il 9 luglio con altri testi della Pubblica accusa tra cui l’ex assessore comunale Franco Fracassa.(d.p.)
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