False cittadinanze ai brasiliani: prosciolti tutti i 23 imputati

Sotto accusa erano finiti funzionari comunali di stato civile, vigili urbani, titolari di agenzie e stranieri I fatti a Roseto, Notaresco, Pineto e Castellalto: contestati i reati di abuso d’ufficio e falsità ideologica
TERAMO. Dopo una lunga indagine e un altrettanto lungo iter giudiziari, tra cambi di giudici e trascrizioni di intercettazioni, è un provvedimento di proscioglimento a scrivere l’epilogo della maxi inchiesta sulle presunte false cittadinanze a sudamericani nei territori di Roseto, Pineto, Notaresco e Castellalto. Sotto accusa erano finiti in 23 tra funzionari di stato civile, vigili urbani, titolari di agenzie di pratiche amministrative e stranieri. A pronunciare la sentenza è stato il giudice Lorenzo Prudenzano al termine dell’udienza preliminare.
La Procura (pm titolare del fascicolo Stefano Giovagnoni) contestava l’abuso d’ufficio, (nella formula antecedente alla recente riforma), e la falsità ideologica. Il giudice ha assolto dall’accusa di abuso coloro che per questo reato avevano chiesto il rito abbreviato perchè, appunto dopo la recente riforma, il fatto non è più previsto come reato e ha prosciolto tutti dall’accusa di falso perché il fatto non sussiste.
Gli imputati erano: Evelina Di Colli, di Roseto; Daniel Lacerdi, di Roseto; Vito Cernero, di Roseto; Angelita Duarte Borges, di Roseto; Genaro Valiante, di Notaresco; Valeria Loss Machado, di Notaresco; Cristina Danieli De Souza, di Varese; Marcelo Canesin Scrivanti, di Roseto; Silvia Bizzarri, di Roseto; Marco San Lorenzo, di Roseto; Gentilina Casina, di Roseto; Sabatino Di Donato, di Castellalto; Dino Di Bartolomeo, di Castellalto; Domenico Sposetti, di Notaresco; Giacomo Catarra, di Notaresco; Teresa Della Sciucca, di Atri; Maria Di Majo, di Pineto; Concetto Frattari, di Pineto; Giuliana Micolucci, di Roseto; Elisabetta Coletti, di Pineto; Sabatino Marziani, di Notaresco; Vitor Storch, di Treviso. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gabriele Rapali, Monica Passamonti, Gennaro Lettieri, Guglielmo Marconi, Renzo Di Sabatino, Daniele Di Furia, Mario Del Principe, Giovanni Gebbia, Antonino Orsatti, Pietro Referza, Fabrizio Retko, Luigi Di Liberatore, Giuliano Rastelli.
L'inchiesta era scattata nel 2016 e secondo l’accusa avrebbe fatto emergere come 690 cittadinanze, richieste nei quattro comuni dal 2015 al 2017 da altrettanti cittadini brasiliani, fossero state rilasciate senza i relativi presupposti. Un vero e proprio business, secondo la Procura, organizzato dalle agenzie di intermediazione per velocizzare le pratiche relative all'ottenimento della cittadinanza attraverso un giro di residenze fittizie e che avrebbe permesso agli stessi intermediari di guadagnare da 3 ai 4mila euro per ogni pratica gestita. A far scattare l'inchiesta, denominata "Cidadania" – cittadinanza in portoghese – e condotta all’epoca dalla squadra mobile in collaborazione con i colleghi del commissariato di Atri, erano state le numerose richieste di passaporti presentate in questura da parte di brasiliani che avevano da poco ottenuto la cittadinanza italiana. Accuse, quelle della Procura, che per il tribunale non sussistono.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

