False dichiarazioni, carabiniere indagato

27 Luglio 2021

È accusato di non aver dato al pm le informazioni richieste, il fascicolo è quello sul vice brigadiere arrestato a marzo

TERAMO. L’inchiesta è quella che nei mesi scorsi ha portato all’arresto di un vice brigadiere dei carabinieri con l’accusa di spaccio di droga. Un fascicolo corposo e sfaccettato con uno stralcio. Ovvero, fuori dai tecnicismi giuridici, un altro provvedimento. È quello con cui il sostituto procuratore Davide Rosati (che ha firmato il primo) ha indagato un altro carabiniere con l’accusa di false informazioni al pm( l’articolo 371 bis del codice penale). Una ipotesi di reato che, secondo l’accusa, sarebbe stata riscontrata a carico del militare proprio nell’ambito delle indagini fatte su Franco Caviti, il 51enne di Basciano vice brigadiere dei carabinieri a marzo finito ai domiciliari con la pesante accusa di spaccio. Per Caviti, nel frattempo scarcerato, Rosati ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio, mentre per l’altro il 415 bis. Ovvero l’avviso di conclusione delle indagini al termine delle quali il militare (su sua richiesta) si è fatto sentire dal magistrato.
Per quanto riguarda Caviti, all’epoca dei fatti in servizio nella caserma di Castelnuovo Vomano, secondo l’accusa della Procura avrebbe spacciato facendo riferimento a un giro di clienti tra Teramo, Basciano, Torricella Sicura e Penna Sant’Andrea. Tra loro professionisti, impiegati e operai, tutti insospettabili: tutti incensurati o comunque non conosciuti nel giro dei reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini sono partite nell’agosto scorso proprio dai carabinieri, insospettiti dal comportamento del collega. Hanno permesso di ricostruire un giro di spaccio che ogni mese, sempre secondo l’accusa, muoveva tra i 300 e i 500 grammi di cocaina di alta qualità. Secondo gli inquirenti il vicebrigadiere la comprava da un uomo noto alle forze dell’ordine, poi la rivendeva ai suoi clienti fidelizzati che, in alcuni casi, la smerciavano a loro volta. Quando a ottobre il fornitore del vicebrigadiere fu arrestato per altri motivi, il carabiniere allora cominciò a rivolgersi a un altro, in qualche modo legato al giro di affari del primo. Il sistema ricostruito dagli inquirenti era a credito, non prevedeva quindi uno scambio economico immediato, ma solo a conclusione della vendita dello stupefacente avuto in consegna. Il militare, dopo non essere entrato nel merito delle accuse nel corso dell’interrogatorio di garanzia, successivamente ha chiesto ed ottenuto di essere interrogato dal pm. L’audizione era arrivata giorni dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Lorenzo Prudenzano durante il quale il carabiniere non era entrato nel merito delle accuse ma aveva fatto dichiarazioni spontanee dicendo «di aver sempre servito l’Arma».
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