False residenze per i contributi: due famiglie vanno a processo

9 Gennaio 2023

Coppia di fratelli e congiunti accusati di indebita percezione dei fondi per l’autonoma sistemazione Per la Procura avrebbero fatto risultare fintamente il domicilio nelle abitazioni lesionate

TERAMO. Ci sarà un altro processo a raccontare le cronache giudiziarie del post-sisma. Perché resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste aperte negli anni sul terremoto. Come questo caso in cui i componenti di due nuclei familiari teramani (due fratelli con rispettive mogli e figli ormai adulti) sono finiti a giudizio per indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione. Ovvero l’articolo 316 ter che ormai, in questi casi, da tempo ha sostituito il reato di truffa. Questo dopo che nei mesi scorsi la Procura teramana ha chiesto ed ottenuto il sequestro di circa 20mila euro, ovvero la somma per il contributo di autonoma sistemazione che per l’autorità giudiziaria avrebbero percepito senza averne i requisiti. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura i componenti dei nuclei familiari avrebbero fatto risultare di avere la residenza nel posto in cui ci sono le abitazioni danneggiate quando invece sarebbe stato accertato che da qualche tempo vivevano altrove.
Le indagini (delegate dal pm titolare del fascicolo Stefano Giovagnoni) hanno accertato che nessuno dei sei ha mai abitato nella casa del centro storico risultata lesionata dal terremoto visto che da 2015 vivono tutti a Roma. Nella documentazione presentata in Comune per accedere all’autonoma sistemazione, invece, sarebbe stato dichiarato che solo dopo aver avuto la casa lesionata dal terremoto i due nuclei familiari si sarebbero trasferiti nella Capitale in una casa di proprietà degli anziani genitori. In realtà, secondo l’autorità giudiziaria, nello stabile teramano composto da due appartamenti non avrebbero mai vissuto. Secondo l’accusa tutti avrebbero fatto risultare di avere la residenza nei due appartamenti dell’edificio lesionato quando invece vivevano percependo il contributo di autonoma sistemazione. Nel corso dell’inchiesta sono state acquisite svariate documentazioni e c’è stato anche un ricorso al tribunale del Riesame contro il sequestro dei soldi del Cas. Il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. La chiave di volta investigativa per scovare i “ furbetti” è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito o sei requisiti non ci sono.
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