False rottamazioni delle moto Il giudice assolve 19 teramani

10 Luglio 2018

A processo per tentata truffa erano finiti due commercianti, un autodemolitore e 16 clienti La Procura aveva chiesto condanne da sei a dieci mesi, per il tribunale il fatto non sussiste

TERAMO. Ci sono voluti otto anni, di cui tre di processo, per scrivere l’epilogo, almeno in primo grado, di una vicenda giudiziaria più volte finita alla ribalta delle cronache locali: una presunta truffa per le rottamazioni di scooter e motorini. Ieri mattina il giudice Franco Tetto ha assolto con la formula più ampia del fatto non sussiste 19 teramani.
A processo, inizialmente con l’accusa di truffa poi diventata tentata truffa ai danni dello Stato, erano finiti i due titolari (all’epoca dei fatti) di una concessionaria di moto, Gianluca Palma, 36 anni, e Fabrizio Corona, 41 anni, entrambi di Teramo, e Mauro Menchini, anch’egli teramano, titolare di una ditta di autodemolizione. Con loro 16 clienti. Per tutti il pm d’udienza Roberta Roccetti aveva chiesto condanne dai sei ai dieci mesi. Secondo le accuse ipotizzate nel fascicolo aperto all’epoca dal pm Laura Colica i tre titolari avrebbero fornito false certificazioni di demolizione di moto per consentire agli acquirenti di ottenere gli incentivi, in sostanza uno sconto sul prezzo del mezzo pagato dallo Stato. In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati rottamati pezzi di moto facendoli risultare motocicli interi. In altri casi sarebbero state fatte certificazioni di rottamazioni inesistenti. Ma, per l’accusa, i motocicli non erano da rottamare e, in molte occasioni, non c’erano proprio.I fatti contestati si riferivano ad un periodo compreso tra il 2009 e il 2010 e avevano riguardato decine di mezzi rottamati e per cui sarebbero stati stanziati degli eco-incentivi. Le istanze di rottamazione erano state presentate agli uffici della Motorizzazione teramana che per la Procura è risultata parte lesa perchè, secondo l’accusa, indotta in errore dalle false documentazioni prodotte al momento di chiedere la demolizione. Una ricostruzione, quella della pubblica accusa, che evidentemente in aula non ha retto. Gli eco-incentivi a cui si faceva riferimento erano quelli previsti dal decreto legge 248 del 2007 che prevedeva agevolazioni per l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale e la demolizione dei mezzi più inquinanti. L’obiettivo del legislatore era stato quello di dare il via ad una campagna di rottamazione per le due ruote, stanziando fondi finalizzati alla sostituzione di ciclomotori di vecchia generazione con nuovi mezzi meno inquinanti. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gennaro Lettieri, Guglielmo Marconi, Giovanni Moretti, Francesca Caporale, Gennaro Cozzolino, Fabrizio Antenucci, Tommaso Navarra e Sergio Menna.
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