Farmacia, a rischio la tenuta di Brucchi

23 Settembre 2017

Opposizione e dissidenti contro la cessione delle quote pubbliche. Lunedì in consiglio la delibera potrebbe non passare 

TERAMO. La privatizzazione della farmacia comunale mette alla prova la tenuta della fragile maggioranza del sindaco Maurizio Brucchi. Nel consiglio di lunedì pomeriggio la cessione delle quote del Comune dell'attività aperta quattro anni fa a Colleatterrato basso sarà uno dei punti cardine della delibera di aggiornamento sulle società partecipate dall'ente. La vendita del pacchetto azionario, dal valore oscillante tra 600mila e 650mila euro, farebbe incassare all'amministrazione risorse fresche. Per l'opposizione e i dissidenti, però, la scelta di privatizzare la farmacia non avrebbe solide giustificazioni d'interesse pubblico. «Ci sono pareri discordanti», ammette Brucchi, «alla fine deciderà il consiglio».
La sorte dell'attività, la cui istituzione ottenne consensi unanimi in consiglio cinque anni fa, è legata all'approvazione della delibera che sancisce anche il mantenimento della partecipazione in Ruzzo e Team, nonché la fuoriuscita dal Cope, il consorzio pubblico per la progettazione europea. I dissensi affiorati ieri, durante l'esame del provvedimento in commissione, potrebbero essere dunque attenuati, ma il rischio di un ennesimo scivolone da parte della maggioranza c'è. Secondo Brucchi, comunque, questo potrebbe essere il momento migliore per la vendita. «A breve apriranno altre tre farmacie a San Nicolò, Colleparco e Villa Vomano», sottolinea, «e il valore della nostra tra un anno potrebbe essere inferiore». Il fatturato della farmacia, inoltre, ha risentito dello spopolamento di Colleatterrato dovuto al terremoto e dunque gli introiti per l'ente risultano ridotti. Queste motivazioni non convincono affatto il capogruppo di "Insieme possiamo" Gianguido D'Alberto a detta del quale la privatizzazione mortifica l'interesse pubblico a vantaggio di quello politico «sottraendo patrimonio al futuro della nostra città e perseverando nella mancanza di lungimiranza». La cessione delle quote servirebbe a fare cassa per appianare i debiti di una «gestione fallimentare» del Comune e «costruirsi un tesoretto da gestire politicamente in vista delle campagne elettorali alle porte». Brucchi assicura che la farmacia resterà a Colleatterrato, ma anche su questo non ci sarebbero certezze. «Il nuovo proprietario non avrebbe alcun obbligo di conservare quella collocazione», fa notare Ilaria De Sanctis (Insieme possiamo), «per cui si accentuerebbe la desertificazione di Colleatterrato». Le prospettive indicate dal piano finanziario legato all'attività puntano su aumento del fatturato nei prossimi anni, per cui la vendita in questo momento sarebbe la scelta peggiore anche dal punto di vista finanziario. Perplessità sull'operazione è stata manifestata durante la seduta della commissione anche dal dissidente Vincenzo Falasca che, se insieme ad Alfredo Caccioni votasse contro il provvedimento, potrebbe mettere all'angolo la maggioranza.
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