Fatte schiave con i riti voodoo ma in tribunale nessuna parla

A giudizio ci sono due donne nigeriane imputate per tratta di esseri umani e sfruttamento Le ragazze davanti ai giudici: «Non siamo state costrette a prostituirci, è stata una nostra scelta»
TERAMO. In aula le ragazze raccontano tutte la stessa cosa: «Non siamo state costrette», «Abbiamo scelto noi di prostituirci» e «Non abbiamo pagato nessuno per venire in Italia». La storia sulla Bonifica del Tronto, venti chilometri di strada tra il Teramano e l’Ascolano dove la prostituzione è soprattutto tratta di nigeriane, mercato illegale di vite che per volume d’affari è dietro solo al traffico di stupefacenti e d’armi, per ora resta fuori dall’aula di tribunale dove una Corte d’assise è chiamata a giudicare due donne nigeriane accusate tratta di essere umani, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di numerose connazionali e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con i riti voodoo ad annientare vite e le maman a segregare giovani connazionali arrivate in Italia passando per la Libia con il sogno di un lavoro normale. E la paura a scandire sempre le vite. Prima, durante e, viste le prime testimonianze in aula, anche dopo gli arresti.
In aula, davanti alla corte presieduta dal giudice Domenico Canosa e a latere Morena Susi, le prime tre ragazze citate dalla Pubblica accusa (rappresentata dalla Procura distrettuale dell’Aquila competente per il tipo di reato) raccontano di non ricordare nomi, di non aver pagato nessuno per il viaggio e di aver scelto liberamente di prostituirsi sulla Bonifica ed è probabile che per loro, al termine dell’istruttoria, il pm d’udienza chieda la trasmissione degli atti in Procura per falsa testimonianza. Una delle tre ragazze è la sorella di una delle due imputate. In aula racconta di essere arrivata da Torino a San Benedetto del Tronto e qui di aver incontrato per caso la sorella che l’ha ospitata per qualche tempo nella sua abitazione.
Diversa la ricostruzione fatta da investigatori (la squadra mobile teramana) e inquirenti per cui le ragazze, come in tante altre inchieste, sarebbero state costrette a prostituirsi con la minaccia dei riti voodoo e costrette a lavorare con l’obbligo di riconsegnare fino a trentamila euro anticipati dall’organizzazione per il viaggio in Italia.(d.p.)
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