Fedeli battezza l’Osservatorio d’Abruzzo

Il ministro sancisce la fusione fra l’istituto teramano di Collurania e quello di Campo Imperatore
TERAMO. Non è stato un vero e proprio taglio del nastro: il ministro Valeria Fedeli ieri mattina ha messo la firma sulla meridiana nella cupola del telescopio dell’osservatorio astronomico d’Abruzzo.
Un momento che segna il riconoscimento ufficiale – in pratica è già avvenuta a giugno – della fusione dell’osservatorio astronomico di Collurania e di quello di Campo Imperatore. «Sia a Campo Imperatore che qui a Collurania», spiega il direttore Roberto Buonanno, si fa una ricerca di eccellenza. Il personale sarà gestito tutto a Teramo. Ma è una fusione importante perchè l’eccellenza scientifica è un traguardo che va perseguito continuamente. E un’immissione di risorse era necessaria perchè si funzioni al meglio».
Due i protagonisti della giornata di festa: i bambini dell’istituto comprensivo “Savini-Sal Giuseppe-San Giorgio” e il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica. I primi hanno accolto la seconda sventolando bandierine tricolori. La ministra si è fermata a parlare con loro e con le maestre prima del momento ufficiale in un incontro a cui hanno preso parte, oltre al direttore Buonanno, il governatore Luciano D’Alfonso, il rettore dell’università di Teramo Luciano D’Amico, Il rettore di Gran Sasso Science Institute Eugenio Coccia, il presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica Nicolò D’Amico.
«Siamo in un passaggio non facile del Paese», ha affermato Fedeli, «ci sono primi segnali di ripresa. Ma perchè si possa consolidare, il Paese deve scegliere qual è il proprio futuro. Secondo me la strada è investire su tutta la filiera del sapere e della cultura. Bisogna puntare sull’economia della conoscenza, altrimenti potremo solo arretrare. E questa operazione che sigliamo oggi è importante per tutto l’Abruzzo e non solo. Il sistema si è qualificato, ha reagito rispetto a tutto quello che è accaduto». La ministra ha sottolineato che da tre anni a questa parte – dopo 20 anni di blocco – si è tornati a investire sulla ricerca, sono stati impiegati 400 milioni sulla ricerca di base. E’ «linfa nuova» per i giovani ricercatori, ma non basta per compare il gap con il resto d’Europa.
E sia il rettore D’Amico che il rettore Coccia sono convinti che l’Abruzzo si possa ritagliare un ruolo nella ricerca scientifica anche internazionale. «La presenza di un sistema universitario diffuso ha determinato che fatto che l’Abruzzo sia stata la prima regione a uscire dall’Obiettivo 1», ha ricordato D’Amico, «e la regione adesso è pronta ad affrontare la sfida che può proiettare il nostro territorio nella competizione internazionale della ricerca». «In Abruzzo sta succedendo qualcosa, e questo è un tassello che va ad affiancarsi ad altre realtà. Tutto ciò produce situazioni virtuose, come lo scarso numero di abbandoni fra i primo e il secondo anno di università e l’alta qualità dei nostri laureati», ha sottolineato Coccia. (a.f.)
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