Festeggia i suoi 90 anni nella casa ristrutturata

3 Ottobre 2021

Montorio, il caso di Iole rientrata nell’abitazione della frazione di Faiano «Sono stata nei Map e ospite di mia sorella, ma per me questo posto è tutto»

MONTORIO. Ha festeggiato 90 anni finalmente a casa. Lei è Iole Di Achille che, dopo dodici anni dal terremoto dell'Aquila, è potuta rientrare nella sua abitazione di Faiano, piccola frazione di Montorio devastata dal sisma. «Sono felicissima», ha raccontato l’anziana commossa, «dal 2009 ero ospitata nei Map, le casette di legno. Poi negli ultimi due anni, da quando sono partiti i lavori, sono stata a Teramo da mia sorella, ma qui tornavo spesso a controllare. Per me Faiano è tutto: la giovinezza, i ricordi, la famiglia. Da quando sono tornata a casa ho ripreso le forze».
La casa della donna era una “B”, ovvero una casa con un’inagibilità temporanea decennale. A fianco alla sua abitazione, c’era quella del figlio Francesco, una “E” con danni importanti, pertanto abbattuta e ricostruita. Trecentonovemila euro è l’importo totale dei lavori. Al primo ed unico cantiere partito di un aggregato a ridosso del centro storico del paese è seguita ad inizio anno l’apertura di un altro cantiere all’ingresso del paese.
Per il resto il vuoto e ancora macerie di quel che resta delle 16 unità abitative abbattute due anni fa dal Genio Militare, per riaprire la vecchia strada provinciale 44 che collega il paese alla frazione di Colledonico. Alla gioia di Iole si contrappone quella delle donne del paese che vivono ancora nel villaggio dei Map. «Ero stata messa a Montorio, perché qui non c’era posto inizialmente», racconta Maria Di Giustino, 78 anni, «da un anno si è liberata una casetta e sono tornata qui, ma a mie spese. Ho dovuto effettuare dei lavori di tinteggiatura e sistemazione io personalmente prima di entrare. La mia casa non c’è più, ora è un parcheggio». «Anche la mia è stata demolita», aggiunge Elisa Lucidi, 62 anni, «e non sappiamo nulla. Qui è uno scaricabarile, una volta è colpa dell’ingegnere e una volta del Comune, fatto sta che noi siamo in quattro a vivere in 50 metri quadrati». «Qui ci dicono che ci vuole tempo», " si unisce al coro delle proteste Patrizia Furia, 57 anni, «ma io voglio tornare a casa mia. Non ho avuto mai una casa propria. Ero stata prima con i suoceri, poi in affitto, finalmente avevamo comprato con tanti sacrifici nel 2000 questa casa in pieno centro. Nel 2009 siamo stati costretti a lasciarla, pur continuando a pagare il mutuo. La casa ora sta lì, di fronte la chiesa. Prima l’hanno messa in sicurezza perché era una “E”, poi l’hanno trafitta con le travi. Nel frattempo noi viviamo in un map in cinque. Siamo felici per Iole"ma ora devono ricostruire tutte le altre case».
Dopo 12 anni ciò che conta nel piccolo borgo è che quelle poche case ancora in piedi vengano sistemate al più presto e che quelle abbattute vengano ricostruite prima che i pochi rimasti decidano di andare via definitivamente.
Dal canto suo l'amministrazione comunale rassicura i faianesi. «Siamo al fianco dei cittadini che da troppi anni aspettano di tornare nelle proprie case, ma vi assicuro», dice il sindaco Fabio Altitonante, «che entro la fine dell'anno partiranno altri cantieri. Nel 2021 abbiamo ottenuto grandi risultati sulla ricostruzione 2009, anche grazie alle azioni forti intraprese verso chi non aveva ancora presentato i progetti. Sulla ricostruzione 2016 in Abruzzo siamo secondi solo a Teramo, su quella 2009 da ultimo Comune ora stiamo recuperando e puntiamo al podio».
Nel frattempo, è di questi giorni l'avio di un nuovo cantiere in pieno centro storico a Montorio, relativo sempre al terrremoto 2009. E sono in procinto di partirne altri tre in corso Valentini, relativi al terremoto 2016.
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